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Marche: Convegno Annuale degli Apicoltori di Pesaro-Urbino Stampa E-mail
Quella del 2010 sarà un’ottima annata per la produzione di miele in provincia di Pesaro-Urbino; desta invece molta preoccupazione lo stato sanitario degli alveari, l’assenza di medici veterinari apisticamente preparati, il complesso meccanismo d’impiego dell’acido ossalico e la politica adottata in questi ultimi anni dalla Regione Marche. Sono i dati emersi in occasione del 38° Convegno Annuale sull’apicoltura, organizzato dal Consorzio Apistico  Provinciale di Pesaro-Urbino

 - Associata FAI–Marche lo scorso 13 giugno, ai cui lavori hanno preso parte il presidente provinciale Mario Ciabotti, il presidente del Consorzio Apistico di Ascoli Piceno Domenico Stipa e il presidente nazionale della FAI, Raffaele Cirone. L’ordinanza del Ministero della Salute sulla Varroatosi, il decreto istitutivo dell’Anagrafe Apistica Nazionale e le nuove modalità d’impiego degli acidi organici in apicoltura, sono i temi che gli apicoltori presenti hanno dibattuto con grande interesse. Temi che, pur nell’ambito di un appassionato dibattito, richiamano critiche schiette e in buona parte comprensibili: non appare giustificato l’aggravio burocratico, cui gli Apicoltori dovranno far fronte, in conseguenza della sperimentazione sull’Api-Bioxal, il nuovo antivarroa a base di acido ossalico; così come non convince il declassamento della varroatosi a malattia oggetto di notifica quando – ad avviso degli apicoltori pesaresi – la Sanità pubblica veterinaria e tanto meno i veterinari liberi professionisti, non sono minimamente preparati in materia di patologie apistiche e, pertanto, ancora incapaci di fornire un supporto reale agli allevatori apistici. Grande malcontento, infine, sull’operato della Regione Marche che un tempo vantava punte d’eccellenza in apicoltura e che oggi, invece, pare orientata a sminuire il valore dell’operato dei quattro Consorzi apistici provinciali che operano sul territorio. I fondi che un tempo la Regione investiva in apicoltura sono stati azzerati, quelli che oggi sono resi disponibili dal Regolamento comunitario n. 1234/2007 (220.000 euro/anno) vengono impegnati in modo improprio e nessuna risorsa viene indirizzata per l’attuazione dei piani sanitari di risanamento degli alveari. Grave, infine, la situazione sul fronte legislativo: la Regione, dopo aver abrogato nel 2004 la legge n. 36/1987, che dettava “Norme per l'incremento, la tutela e il miglioramento dell'apicoltura”, ha lasciato cadere il comparto apistico in un grave vuoto legislativo che oggi, a distanza di sei anni, non si prevede ancora di colmare. Nel frattempo, tuttavia, molte delle competenze sono state trasferite ad un laboratorio apistico regionale che, lamentano gli Apicoltori, concentra le proprie attenzioni su iniziative di scarsa utilità e che non tengono in conto le vere esigenze del comparto produttivo marchigiano. Siamo giunti al paradosso, conclude la FAI-Federazione Apicoltori Italiani, che mentre un tempo la Regione Marche garantiva incentivi per il settore apistico, impegnando risorse proprie, oggi finanzia le proprie strutture con i soldi che le leggi comunitarie e nazionali rendono disponibili e che invece dovrebbero essere assegnati agli Apicoltori.

(Foto) Da sinistra: Mario Ciabotti, Raffaele Cirone, Domenico Stipa



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