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La SanitÓ delle Api richiede ProfessionalitÓ e Coordinamento Stampa E-mail
Per capire come la varroa abbia trasformato il lavoro dell’Apicoltore e richieda livelli di crescente professionalità, basta partire dall’evidenza che oggi la priorità primaverile non è più è legata alla preparazione degli apiari al primo raccolto, ma alla gestione dello stato sanitario delle famiglie. “In questi giorni - ci dichiara Massimiliano Fasoli (professionista da generazioni e Consigliere FAI Lombardia) - si tamponano le difficoltà dovute alla sanità delle api, mentre una volta ci si preparava

aal massimo flusso nettarifero. Chi, come noi, conduce tanti alveari e ha trovato a primavera moltissime famiglie spopolate - prosegue Fasoli – prima ha dovuto stringerle su 1-2 telaini di api. Successivamente ha dovuto prelevare dalle famiglie più forti, su 4-5 favi, 1-2 favi di covata da introdurre nelle più deboli”. Una vera e propria “trasfusione”: da famiglie donatrici verso famiglie debilitate. Un lavoro che comporta, oltre che un gravoso sforzo fisico, un enorme dispendio di tempo per la messa a punto di complesse pratiche di conduzione: la ricerca della regina nella famiglia più debole e in quella forte, l’ingabbiamento della regina (che in questi casi serve a proteggerla dagli attacchi delle api provenienti da altri alveari) delle famiglie deboli, il prelievo di favi con api e covata, il loro inserimento nella famiglia debole. Una tecnica diventata indispensabile in questi ultimi dieci anni: il “pareggiamento di sopravvivenza” è una sorta di scintilla indispensabile per far ripartire le famiglie che altrimenti sarebbero andate incontro a morte certa. “Nel far questo perdiamo un potenziale raccolto primaverile - lamenta Fasoli - e ciò spiega perché gli Apicoltori sono disposti a fare tali sforzi solo a determinate condizioni: a) tamponare la situazione di emergenza, in attesa di prodotti acaricidi efficaci e legali; b) avere la garanzia che tutti gli Apicoltori presenti sul territorio facciano lo stesso lavoro contemporaneamente, altrimenti i sacrifici non eviteranno la morte delle famiglie”. Pronti dunque a rimboccarci le maniche, purché si adottino comportamenti virtuosi: coordinarsi, informarsi, operare correttamente, collaborare con i Veterinari sia dal punto di vista tecnico che da quello normativo. In caso contrario, anche il blocco di covata sarà completamente inutile se non si può usare l’acido ossalico. E le Autorità sanitarie debbono pur prender atto di un dato, conclude Fasoli: “Questa è la posizione di chi non ha voluto cedere alla tentazione dell’uso di prodotti illegali, ma ha scelto la via dei prodotti autorizzati e del rispetto delle norme. E meno male che anche quest’anno la semina del mais, in atto in questi giorni, ci risparmia l’effetto dei concianti, altrimenti avremmo già assistito all’ecatombe totale dei nostri alveari”. E per chi l’allevamento zootecnico delle api lo esercita con finalità economica, è quotidiano l’interrogativo se sia ancora possibile vivere dignitosamente della professione di Apicoltore.



Foto :  © Apicoltura Fasoli


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