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Farmacoresistenza : la Lombardia l’ha segnalata già nel 1994 Stampa E-mail
Vista da Milano , la sanità delle api ha un volto diverso da quello che sembra apparire a Roma. E’ quanto emerge chiaramente dalla presa di posizione di Laura Gemma Brenzoni , Dirigente della Struttura di Prevenzione Veterinaria della Lombardia. “Appare incomprensibile la affermazione secondo cui le specialità medicinali veterinarie regolarmente autorizzate, aventi indicazioni terapeutiche specifiche contro la varroa , non sono state oggetto di

alcuna segnalazione ufficiale di riduzione di efficacia ”. L’affermazione, contenuta in una nota che  i Servizi Veterinari della Lombardia hanno inviato al Ministero della Salute e, per conoscenza, anche alla FAI – Federazione Apicoltori Italiani , si riferisce al recente comunicato ministeriale che parla di illecito uso dell’acido ossalico in apicoltura . La Lombardia , si precisa nella nota, già a partire dal 1994 e successivamente nel 2000, ha segnalato al Ministero l’insorgenza di farmacoresistenza dell’Apistan e del Perizin (due dei cinque prodotti acaricidi ufficialmente autorizzati sul territorio italiano per il controllo della varroasi). Come se non bastasse, sottolinea ancora la nota dei Servizi Veterinari della Regione Lombardia , “tutta l’attività svolta nel settore della tutela sanitaria  dell’ apicoltura è sempre stata portata a conoscenza del Ministero ”. Le scelte adottate, inoltre, in questa regione ricchissima di allevamenti zootecnici apistici, “sono derivate dalla collaborazione altamente professionale dei Veterinari , delle ASL, degli Istituti Zooprofilattici, nonché dalla proficua e fattiva collaborazione con le Associazioni degli Apicoltori , dell’Università di Milano e della Direzione Generale Agricoltura della Regione Lombardia ”. Non è un caso, commenta la FAI – Federazione Apicoltori Italiani , che proprio la Lombardia sia tra quelle regioni che hanno da anni individuato, grazie a questa concreta volontà di collaborazione tesa alla salvaguardia del patrimonio apistico, un modello virtuoso per la regolare utilizzazione dell’impiego di acido ossalico in apicoltura . Un contributo, quello della dottoressa Brenzoni , che la FAI apprezza moltissimo perché non venato di polemica, ma teso a fornire elementi utili affinché altre Regioni e il Ministero della Salute per primo, possano farsi un’idea sulla realtà del comparto apistico .  E c’è da chiedersi, a questo punto, come mai il Ministero non abbia preso in considerazione le esperienze fin qui condotte in Lombardia e dato alcun seguito alla segnalazione dei fenomeni di farmacoresistenza che hanno poi motivato l’inserimento dell’acido ossalico nei piani di risanamento degli alveari colpiti da varroasi.



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