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Il Paradosso dell’Ossalico: Foto di un’Italia che non Funziona Stampa E-mail
Sulla sanità delle api serve una politica uniforme su tutto il territorio nazionale, senza la quale la grave emergenza sanitaria in atto non potrà essere contrastata. Un dato chiaramente emerso nel corso del convegno sul “Benessere dell’Alveare” che la FAI – Federazione Apicoltori Italiani ha organizzato in seno all’Apimell . Esemplare è il caso dell’ acido ossalico , un prodotto molto presente in natura, oggi prodotto ed estratto per sintesi

chimica, largamente impiegato nell’industria meccanica e tessile, in quella della concia e del marmo, elettronica e chimica in genere. Appartiene alla categoria degli acidi organici e da circa venti anni viene in ausilio degli apicoltori perché è tra le poche molecole efficaci nella lotta contro la varroa. Se sei un apicoltore che opera in Lombardia, in Piemonte, in Veneto o in Abruzzo, lo usi liberamente come acaricida. In molte delle altre Regioni è semplicemente tollerato, altrove addirittura vietato con pesanti sanzioni (fino a 20.000 euro) agli apicoltori che ne fanno impiego senza autorizzazione veterinaria. Eppure l’ acido ossalico è disponibile in libera vendita, è molto efficace contro la varroa, poco costoso, facile da impiegare. Non tutti sanno però, ecco il punto critico, che quasi tutto l’ acido ossalico presente sul mercato (neanche a dirlo per la gran parte proveniente dalla Cina), si differenzia in prodotto per uso farmaceutico e in prodotto per uso industriale. Quest’ultimo, molto più economico, può avere residui elevati di metalli pesanti che rischiano di trasferirsi al miele compromettendo la qualità del prodotto destinato ai consumatori. Anche l’apicoltore, quando la somministrazione avviene mediante sublimazione, si espone a rischi per la propria salute. Di qui la cautela di alcune Autorità Sanitarie che richiedono l’introduzione di ricettazione, distribuzione e somministrazione controllata. Posizioni solo all’apparenza inconciliabili: lo dimostrano le esperienze di alcune Regioni dove, da anni ormai, il problema dell’impiego dell’ acido ossalico è stato risolto grazie alla collaborazione stretta tra veterinari e associazioni degli Apicoltori . Un esempio che va urgentemente ripreso da tutte le realtà territoriali: le api stanno morendo dappertutto, con perdite all’uscita dall’inverno che si annunciano superiori al 50%. Chiedete ai vostri veterinari di riferimento, sollecitateli e informateli in tal senso, avvicinateli all’apicoltura e collaborate per aiutarli a formarsi sull’allevamento delle api . Le Autorità sanitarie stanno chiedendo anche questo agli Apicoltori italiani. Si fa intanto strada l’ipotesi che verrà presto presentata la richiesta di autorizzazione, al Ministero della Salute, di un antivarroa ufficiale, a base di acido ossalico.

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