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Il Maestro Serafino Spiggia Stampa E-mail
Il maestro Serafino Spiggia ci ha lasciato. Insegnante, poeta e attore, ma soprattutto apicoltore. Semplicemente un grande uomo che, nel lontano 1977, diede vita insieme ad alcuni amici alla prima Associazione apistica della Sardegna. Autore di saggi, riconosciuti in ambito nazionale, che narravano i segreti delle api e dell’apicoltura nella tradizione popolare sarda. Le api nella tradizione popolare della Sardegna. Resse, da presidente, le sorti dell’Associazione, la portò in seno alla FAI – Federazione Apicoltori Italiani che per anni gli ha affidato l’incarico di Consigliere nazionale in rappresentanza della sua amatissima regione. Viveva a Olbia, ma le sue radici affondavano capillarmente nella cultura barbaricina che lo aveva visto

nato, vissuto ed amato dalla sua gente che lo elevò a Primo Cittadino di Orgosolo, acuto, semplice, amabile, ricco di una straordinaria cultura e capacità di avvicinarsi a sempre nuove esperienze di vita. Autorevole, teso a portare saggi consigli, pronto di battuta, compositore di tensioni, appassionato Apicoltore. La FAI – Federazione Apicoltori Italiani si stringe al dolore della signora Luciana, dei figli Fabio e Alessio e di tutta la famiglia. Ci piace salutarlo per l’ultima volta da paladino dell’ape, da maestro della sua cultura. Ecco che cosa dice di lui il giornalista Alessandro Pirina, sul quotidiano La Nuova Sardegna.

OLBIA. 22 gennaio 2010. Scrittore, poeta, attore. E’ morto ieri Serafino Spiggia, maestro di intere generazioni. Di origini barbaricine, Spiggia è legato da sempre a Olbia.
È a Olbia che Spiggia lascia la sua maggiore impronta culturale. Nato a Orgosolo nel 1925, fino ai 20 anni Serafino segue le orme paterne e si dedica al mondo della campagna. Come quasi tutti i suoi coetanei Spiggia è un giovane pastore dell’interno della Sardegna. Ma non è quello il suo destino.
L’amore per la letteratura è più forte e lo spinge a prendersi il diploma magistrale. Da allora il pastore Serafino diventa il maestro Spiggia, ma senza mai tradire le sue origini. Per oltre trent’anni fa la spola da una cattedra all’altra. Il suo nome è legato alle scuole elementari di numerosi paesi isolani. Fino ai primi anni Ottanta, quando Spiggia mette radici a Olbia, dove conclude la sua esperienza di docente e, in qualche maniera, comincia quella di letterato. Tra i suoi lavori più importanti, nel 1982 la traduzione in lingua sarda di «Elias Portolu», il capolavoro di Grazia Deledda. Negli anni Spiggia si dedica anche alla composizione di romanzi e novelle. Tra i primi, «La casa dell’acqua», una serie di racconti e leggende di Olbia, come il «gallo dorato» e la «cantoniera del diavolo». Tra le seconde, invece, «La fata dal telaio d’oro», edita nel 2001. Un’altra grande passione di Spiggia è l’apicultura, a cui dedica anche il bellissimo saggio «Le api nella tradizione popolare della Sardegna».
Negli anni Novanta al maestro si aprono anche le porte del cinema. Piero Livi, un altro esponente di rilievo della cultura olbiese, lo sceglie per il suo ritorno sul grande schermo con «Sos laribiancos - I dimenticati», un film sui sardi prigionieri in Russia durante la seconda guerra mondiale. Per Spiggia un ruolo piccolo, ma significativo: il protagonista da vecchio. Il cinema sembrava solo una parentesi, ma qualche anno dopo un altro regista isolano, Salvatore Mereu, vuole Spiggia per il suo nuovo film, «Sonetaula», tratto dal romanzo di Giuseppe Fiori, presente al festival di Berlino, dove interpreta il nonno del giovane protagonista. Accanto al cinema Spiggia continua a tessere i rapporti con tutte le associazioni olbiesi che fanno cultura. Non ultima, la sua «Amistade», di cui era fondatore e presidente onorario, e «S’Abboju». Domani Olbia dirà addio al suo maestro, che per la tumulazione ha chiesto esplicitamente di fare ritorno nella sua Orgosolo.
A dimostrazione che l’uomo di campagna prestato alla cultura non ha mai tradito le sue origini.
Alessandro Pirina


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