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Acidi Organici : gli Apicoltori chiedono Libertą di Impiego Stampa E-mail
Hanno salvato gran parte del patrimonio apistico nazionale e internazionale, costano 50 volte meno di qualunque altro prodotto acaricida , non lasciano alcun residuo indesiderato, sono altamente efficaci nel controllo della varroasi e di facile impiego. Si tratta degli acidi organici , formico e ossalico , cui gli Apicoltori italiani fanno ormai diffuso riferimento per il controllo della principale patologia degli alveari. Ciò nonostante, il loro impiego non è ufficialmente consentito e solo in alcuni casi

esso viene “tollerato” o “autorizzato” dagli operatori più lungimiranti dei Servizi Veterinari delle ASL, quando altri loro colleghi addirittura reprimono l’operato degli allevatori apistici che vi fanno ricorso. Una situazione non più sostenibile, tanto più che gli acidi organici sono addirittura consigliati dalle norme sull’apicoltura biologica. Partendo da queste considerazioni, che rappresentano il comune sentire di gran parte degli Apicoltori, la FAI – Federazione Apicoltori Italiani ha avanzato in questi giorni una ufficiale richiesta di “autorizzazione in deroga” ai competenti uffici del neo costituito Ministero della Salute. La notizia è stata resa nota dal presidente Raffaele Cirone nel corso del convegno annuale organizzato dall’APAT, l’Associata FAI Veneto, regione in cui gli acidi organici possono essere liberamente impiegati in virtù di uno specifico provvedimento amministrativo che le Autorità sanitarie reiterano ormai da anni. “Le resistenze contro la liberalizzazione di questi prodotti, ha detto il presidente FAI ai rappresentanti delle Istituzioni presenti al convegno, sono incomprensibili e producono costi inaccettabili per gli Apicoltori che lamentano nuovamente, proprio in questi giorni, un allarmante e crescente stato di degrado sanitario degli alveari. Chiediamo dunque aiuto alle Autorità competenti e pensiamo che sia doverosa una urgente e favorevole risposta in tal senso. Ne va della salvaguardia del nostro patrimonio apistico che, all’inizio della prossima campagna produttiva, rischia di non superare la stagione primaverile”.


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