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Miele : Impennata delle Importazioni, Crollano le Esportazioni Stampa E-mail
In Italia compriamo sempre più miele straniero e all’estero acquistano sempre meno miele italiano . Sarà l’effetto della crisi internazionale dei mercati, in primo luogo delle derrate alimentari, sta di fatto che il mercato del miele italiano registra chiari segni di scompenso. Triste ma vero; parola di Istat i cui dati vengono periodicamente analizzati e rielaborati dalla FAI – Federazione Apicoltori Italiani : è questo il quadro che emerge dai

flussi import-export del miele in Italia, nei primi otto mesi dell’anno 2009. Su questa base è difficile sperare che le transazioni commerciali, nei mesi successivi, possano registrare una sostanziale inversione di tendenza. Gli importatori italiani , infatti, hanno speso finora ben 21 milioni di euro per l’acquisto di miele estero: due milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2008; raddoppio secco, invece, se si fa il raffronto con la spesa del 2007. Soldi investiti per l’acquisto di 9 milioni di chili di miele , un milione più dell’anno precedente,  che diventano 3 milioni se confrontiamo il dato con il 2007. Gli esportatori, operatori commerciali e apicoltori , fanno inoltre sempre più fatica a mantenere le piazze estere dove la competizione con altri produttori si sta facendo sempre più agguerrita. Si aggiunga, a questo, un clima di cautela generalizzata sul miele Made in Italy che deve fare i conti con una crescente azione di controllo sui residui di antibiotici da parte degli esigenti acquirenti internazionali. Abbiamo ricominciato a comprare dalla Cina, incrementiamo i nostri acquisti da Bulgaria, Croazia, Francia, Grecia, Nuova Zelanda, Romania, Serbia, Spagna, Turchia, Ucraina e Ungheria. Quest’ultimo è il primo paese europeo fornitore dell’Italia; l’Argentina il prima fornitore extra-comunitario, che perde colpi su colpi. Ai nostri consumatori uno spunto di riflessione per una scelta consapevole d’acquisto: debbono sapere che un vasetto su due, del miele presente sul mercato, non parla italiano. Dati che lasciano presagire venti costantemente orientati in direzione della crisi del comparto apistico nazionale.


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