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Lazise : l’ Apicoltura esprime la Tradizione del Territorio Stampa E-mail
Agli inizi del ‘900 l’ Apicoltura era molto diffusa, presente in tutte le ville venete e in molte famiglie di Agricoltori.  Fino al 1926, anno della promulgazione della prima Legge sull’ Apicoltura, gli sciami d’api erano posti in un semplice parallelepipedo; in autunno, alla fine delle fioriture, tutto il contenuto, api comprese, veniva pressato per ricavare il miele e la cera (e quindi

distrutta l’intera famiglia e i favi). Dopo il 1926 iniziò lentamente un’ Apicoltura un po’ più razionale anche se fino agli anni ‘50 la maggior parte delle api veniva ancora allevata nei cosiddetti “bugni”, rustici ricoveri adattati ad arnia. Non esistevano Associazioni di Apicoltori : i riferimenti per chi voleva imparare a condurre le api erano alcuni Apicoltori locali che, per i tempi, potremmo definire semiprofessionisti.
Fino a quando, nel 1975, una ventina di Apicoltori si riunì presso l’Ispettorato Agrario di Treviso e fondò l’ APAT , acronimo di “Associazione Provinciale Apicoltori Trevigiani. In quello stesso anno gli iscritti all’ APAT furono 87; iniziarono i Corsi di Formazione e, piano piano, le prime Mostre di Apicoltura, i Convegni, i viaggi studio in altre Regioni d’Italia.
Negli anni ’80 arrivarono anche i primi contributi della Provincia di Treviso e della Camera di Commercio per aiutare gli Apicoltori che intendevano dotarsi di piccoli laboratori per la lavorazione del miele e per aiutare l’Associazione nel gestire i Corsi di Formazione e i Convegni.
Negli anni ‘80 arriva a Treviso anche la famosa “varroa”, acaro allora sconosciuto alle nostre api e agli Apicoltori (proviene dai Paesi Asiatici ed è un  parassita che convive con l’ape asiatica ormai adattata da migliaia di anni) che non ci abbandonerà più e sarà la causa di disastrose perdite di alveari in tutti i Paesi Europei.
Nel ’94 si realizza la Sede di SS. Angeli a Nervesa del Montello (TV): si restaura un vecchio edificio e si realizzano due spaziosi Uffici, un magazzino, una Sala Riunioni, un Laboratorio collettivo ad uso dei Soci per la lavorazione dei prodotti dell’alveare.  
Nel 98 si arriva all’incorporazione per fusione all’APAT delle due Associazioni operanti nelle province di Belluno e Venezia.  L’ APAT diventa quindi “Associazione degli Apicoltori di Belluno, Treviso e Venezia”.  Attualmente gli Apicoltori associati sono circa 800, con 15.000 alveari e una produzione stimata in 350 t di miele di acacia, castagno, millefiori, tiglio, medica, tarassaco, barena, …
E, a proposito di produzioni, collegata all’ APAT è sorta la Cooperativa Agricola “APAT Miele” che commercializza appunto i prodotti dell’alveare e produce Api regine e nuclei.
Organizzando ogni anno, mediamente, 180 occasioni d’incontro l’ APAT assicura l’assistenza tecnica, la formazione e l’aggiornamento degli operatori del settore, attività di divulgazione del lavoro delle api e dell’Apicoltore. Con quattro Sedi Operative, 16 Gruppi Locali e 5 Apiari Scuola, c’è davvero una capillare presenza fra gli Apicoltori delle tre Province.   Le quattro Sedi dell’Associazione sono a Nervesa (TV) dove c’è anche il Laboratorio Collettivo per la lavorazione e confezionamento dei prodotti dell’alveare, a Castagnole (TV), a Spinea (VE) e a Seren del Grappa (BL).  L’APAT ha un proprio Notiziario che, tramite l’Organizzazione Nazionale di riferimento – la FAI , Federazione Apicoltori Italiani, viene recapitato ad un migliaio di famiglie delle province di Treviso, Venezia, Belluno, ad un centinaio di Autorità ed Enti Locali, alle Associazioni aderenti alla FAI in tutte le Regioni d’Italia.

di Stefano Dal Colle




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