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Miele e Botulismo infantile: Diagnosi precoce salva il Neonato Stampa E-mail
Segnalato di recente, a livello internazionale, un caso di botulismo infantile chiaramente riconducibile all’assunzione di miele. E’ accaduto alla fine del 2008 in Cile dove la rarità della manifestazione patologica ha indotto i medici del Dipartimento di Pediatria della Facoltà di Medicina e quelli dell’Unità di Gestione Clinica Infantile di Santiago a pubblicare i dettagli relativi a questo caso sul Bollettino Nazionale di Infettologia. I medici riportano il caso 

di un paziente di sette mesi d’età, maschio, ricoverato per congestione nasale, tosse e deperimento fisico. Il neonato, subito dopo l’assunzione di miele, presentava aggravamento dei sintomi, progressiva debolezza muscolare e costipazione delle vie respiratorie. La diagnosi tempestiva ha evidenziato una infezione da Clostridium botulinum tipo A seguito da una significativa regressione dei sintomi grazie alle necessarie terapie, somministrate al neonato, che ne hanno permesso la totale guarigione a trenta giorni esatti dal ricovero. Val bene la pena di ricordare che il botulismo infantile è una malattia difficile da diagnosticare e, proprio per questo, potenzialmente letale se non trattata tempestivamente. Per quanto nell’85% dei casi noti di botulismo infantile la fonte d’infezione sia sconosciuta, il miele è considerato come alimento responsabile di un significativo fattore di rischio per la diffusione di questa malattia. Questo alimento, infatti, può essere contaminato da spore di botulismo presenti nel polline e nel nettare raccolti dalle api o, più verosimilmente, nei locali di lavorazione, sull’abbigliamento e sugli strumenti utilizzati dagli Apicoltori. Sembra inoltre che i fenomeni di elevata mortalità delle api adulte e delle larve contribuiscano a favorire la crescita dei livelli di spore di botulino negli alveari. Questo ulteriore caso di botulismo infantile, fortunatamente non mortale induce, secondo i medici cileni, a sottolineare la opportuna adozione di misure informative per i genitori e per il personale sanitario, orientate ad evitare il consumo di miele durante il primo anno di vita del neonato. La FAI – Federazione Apicoltori Italiani coglie l’occasione per ricordare agli Apicoltori che anche in relazione alle contaminazioni da “botulino”, le Buone Pratiche Apistiche costituiscono un punto fondamentale della prevenzione di un tale rischio che, peraltro, nel nostro Paese è meno allarmante di quanto non avvenga in altri Paesi extracomunitari, dove non sempre vengono garantiti adeguati livelli igienici delle fasi di estrazione e confezionamento del prodotto o in Paesi avanzati dove, per contro, è diffusa la pratica commerciale della pastorizzazione del miele, prerequisito secondo gli esperti per la proliferazione nel miele delle pericolosissime spore del botulino.

© Oleg Kozlov – Fotolia.com



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