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Ricerca : il Cervello delle Api č capace di Ringiovanire Stampa E-mail
Quando c’è la necessità di cambiare la propria funzione all’interno dell’alveare, le api più anziane è come se tornassero “neonate” e quindi capaci di rinnovare le proprie capacità di apprendimento. A scoprirlo un gruppo di ricercatori del Politecnico di Berlino , nel quadro di uno studio sui processi di invecchiamento del cervello. I biologi che hanno condotto la ricerca hanno preso come modello sperimentale le api più anziane di una colonia normalmente destinate 

a svolgere la funzione di bottinatrici, compito che richiede un notevole sforzo energetico. E’ stato così possibile evidenziare che all’aumentare della durata del periodo trascorso nella funzione di bottinatrice, la capacità di apprendimento dell’ape subisce un declino. Viceversa, non si è riscontrato nulla di simile nelle api che passavano il tempo a svolgere il compito di nutrice, anche quando la loro età (avanzata) era confrontabile con quella delle bottinatrici. Per i necessari riscontri, i ricercatori hanno allevato un sottogruppo di bottinatrici inducendole forzosamente a tornare alla mansione di nutrice il che ha permesso di scoprire che, effettivamente, tale cambiamento di ruolo sociale produceva nelle api anziane un  miglioramento delle capacità di apprendimento. Ciò dimostra, ancora una volta, la notevole plasticità dei circuiti neuronali di questi insetti e la conseguente elevata capacità di adattamento a seguito di una puntuale percezione del fattore ambientale in atto. «Le api sono un grande modello - ha commentato Ricarda Scheiner , coordinatrice del gruppo di biologici tedeschi - non solo perché da esse possiamo apprendere molto sull’organizzazione sociale, ma anche perché ci permette di far tornare a uno stadio cerebrale “più giovane” alcuni individui. Se rimuoviamo dall’alveare tutte quelle che si dedicano alla nutrizione delle compagne, alcune bottinatrici torneranno a questi comportamenti e i loro cervelli “ringiovaniscono”». «Ora - ha concluso la Scheiner - speriamo di riuscire a studiare i meccanismi responsabili di questi effetti dipendenti dall’età, come quelli dei danni ossidativi, e anche nuove strade per combatterli.» Studi di tale natura, ricorda la FAI – Federazione Apicoltori Italiani, si basano su capillari indagini etologiche svolte sulle api già a partire dagli anni ’30. Più recentemente, nel corso degli anni ’70, dobbiamo al lavoro di Martin Lindauer, collaboratore di Karl von Frisch (scopritore della danza delle api e Premio Nobel), osservazioni fondamentali sulle quali ancora oggi i moderni gruppi di ricerca basano le loro indagini. Lindauer, ricorda infine la FAI, che sull’interscambiabilità dei ruoli all’interno dell’alveare ha scritto un intero trattato (Il Linguaggio delle Api Sociali, Zanichelli Editore), affermava già nel 1975 che «in riferimento alla domanda sociale, si è dovuto provvedere nella “giovane” come nella “vecchia” popolazione ad una riorganizzazione che non trova riscontro nel normale modello di sviluppo individuale» di altri esseri viventi. La divisione del lavoro, dunque, negli insetti sociali non è altro che un semplice metodo di trasmissione delle informazioni e quindi l’elemento sul quale un superorganismo, come quello della colonia di api, poggia una delle sue più efficaci strategie per la sopravvivenza.

foto: © Primo Masotti


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