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Ricerca : il cervello dell'ape assomiglia a quello dell'uomo Stampa E-mail
La notizia ha fatto il giro del mondo, quando lo scorso mese di giugno 2008 è stata pubblicata: studiando le memorie olfattive delle api i ricercatori si sono accorti che esse hanno un cervello diviso in due emisferi, proprio come quello degli esseri umani. E' lo straordinario risultato al quale sono giunti l'australiana Leslej J. Rogers del Centro di Neuroscienze e Comportamento Animale dell'Università del New England, e l'italiano Giorgio Vallortigara ,
neuroscienziato presso il Centro Mente/Cervello dell'Università di Trento. I due ricercatori - il cui lavoro viene oggi presentato alla comunità apistica italiana e internazionale dalla FAI - Federazione Apicoltori Italiani - hanno dimostrato che le funzioni delle due antenne delle api sono distinte tra loro e non sono limitate esclusivamente alla percezione odorosa. L'antenna di destra e le strutture nervose ad essa associate formano la base di una memoria transitoria che si attenua dopo circa 3 ore. L'antenna di sinistra, invece, dopo circa 6 ore dalla memorizzazione iniziale di un odore, acquisisce l'informazione e la mantiene disponibile in una memoria a lungo termine che resta attiva fino alle 24 ore successive. Le api hanno un cervello laterale dunque, esattamente come quello dell'uomo, e lo usano per apprendere nuovi odori senza interferire con le memorie già depositate in quella specie di archivio miniaturizzato dove sono catalogate le impronte odorose delle bottinatrici. Le due antenne, secondo Giorgio Vallortigara, sono specializzate per funzioni diverse e non solo per gestire la memoria ma anche per altre funzioni agonistiche o affiliative all'interno dell'alveare. Sono numerose le ricadute che possono derivare al mondo apistico dai dati emersi grazie a questa ricerca, ma ancor più numerose le implicazioni in campo biomedico: il modello ape, infatti, è studiato per comprendere e curare patologie quali la dislessia, l'autismo, le malattie autoimmuni e persino la schizofrenia. La FAI - Federazione Apicoltori Italiani, che ha raccolto l'intervista al professor Giorgio Vallortigara , sottolinea l'elevato valore scientifico di questa scoperta e auspica che il Centro Mente/Cervello e altre Istituzioni della Ricerca nel nostro Paese, proseguano gli studi in questa direzione e in special modo sugli effetti dell'assunzione accidentale dei pesticidi nelle capacità cognitive delle api.



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