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Sardegna : Cirone invita a ritrovare identitą e coordinamento Stampa E-mail
E’ come se l’intera apicoltura mondiale avesse messo il piede sopra una mina anti-uomo: per ora siamo costretti a rimanere fermi e calmi, aspettando che venga qualcuno a disinnescare l’ordigno. Intanto, occorre fare tutto il possibile affinché la SSA - Sindrome da Spopolamento degli Alveari , non si trasformi in una sindrome da spopolamento degli Apicoltori. E’ il messaggio che Raffaele Cirone, presidente della FAI – Federazione Apicoltori Italiani

ha voluto lanciare, senza mezzi termini, agli Apicoltori sardi riunitisi di recente a Monti ( Olbia-Tempio ), in occasione della XII Fiera del Miele Sardo e del Convegno che la Regione e la locale Associazione hanno organizzato in collaborazione con la Pro-Loco. Sardegna , una regione che non si distingue, dunque, dall’andamento critico e generalizzato che allarma le altre apicolture del “Continente”, come si dice da queste parti: perdite di alveari fino al 40% del patrimonio apistico regionale, calato di oltre 1/3 rispetto al passato il miele prodotto, segnali di stanchezza da parte dei più anziani, insofferenza dei più giovani. Se a questo si aggiungono il disorientamento della Pubblica Amministrazione, che non agevola l’operato degli Apicoltori nel momento più critico, la mancanza di risposte da parte della Ricerca che non sembra in grado, al momento, di raccogliere le istanze più pressanti di chi, in pochi anni, ha visto ridursi il numero degli alveari e aumentare spaventosamente il lavoro, le difficoltà, gli imprevisti e i margini economici di una professione non più remunerativa come un tempo, il quadro allora diventa addirittura sconfortante. Eppure, ha ricordato Cirone ai presenti, sferzandoli a non rinunciare alla scommessa che l’apicoltura possa tornare ad una sua dimensione florida, la Sardegna è terra che può offrire molto a tutto il comparto: c’è bisogno di api regine, di nuclei, di miele di alta qualità. C’è bisogno di professionisti che facciano al meglio il loro lavoro e di semplici allevatori che si facciano custodi dell’ape, con l’importante missione di salvarla e restituirla ad una condizione di salubrità. In un tale contesto, ha concluso il presidente FAI, è indispensabile adottare il modello strategico già suggerito a livello internazionale: una crisi multifattoriale richiede il coordinamento di tutte le componenti attive presenti sul territorio sardo, ognuno torni a fare il proprio mestiere e si coordini con tutti gli altri soggetti: Regione, ASL, Ricerca, Associazioni, Apicoltori di ogni dimensione, si ritrovino attorno ad un programma comune di lavoro. E’ la ricetta della FAI per superare la crisi in atto e per far sì che la Sardegna , da territorio di conquista del passato, diventi invece il vivaio dell’apicoltura italiana del futuro. Non sono mancati, al convegno di Monti , altri interessanti contributi da parte di Marco Piu, presidente della Commissione Apistica Regionale, di Carlo Oliverio, tecnico di AsproMiele, di Mauro Pusceddu, tecnico apistico regionale e di Giovanni Maria Raspizzu, Sindaco di Monti : tutti concordi nel fare del dialogo, della formazione professionale e dell’assistenza tecnica, le prime armi idonee a combattere le emergenze che gravano sul mondo apistico sardo.

Immagine :
Lo stemma della Sardegna, con i 4 mori bendati e quello del Comune di Monti (OT) con il bugno rustico e le 15 api ronzanti (disegno di Massimo Ghirardi).

Per gentile concessione di www.araldicacivica.it

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