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Regioni contro neonicotinoidi ? La FAI aspetta passi concreti Stampa E-mail
Lo scorso 23 luglio 2008, a Roma, le Regioni italiane hanno chiesto formalmente al Ministro dell’Agricoltura e al Governo di procedere alla sospensione cautelativa immediata dell’impiego in agricoltura di alcuni pesticidi sospettati di essere la causa principale della morìa delle api. “Su questo problema - ha dichiarato l’Assessore regionale all’ Agricoltura Tiberio Rabboni, portavoce delle Regioni – siamo già intervenuti nei mesi scorsi nei confronti delle autorità competenti. Purtroppo il ministero dell’ Agricoltura rinviò qualsiasi decisione all’acquisizione di riscontri scientifici e all’esito di studi sulle cause della morìa . Nel frattempo le correlazioni tra 

i pesticidi sospetti e la moria si sono progressivamente accentuate. Per questo ho ribadito l'inderogabile esigenza di sospendere immediatamente, in via cautelare, anche in Italia l'uso di questi prodotti. Se non ci saranno risultati concreti a livello nazionale - ha concluso l'assessore Rabboni - la Regione Emilia-Romagna , con il coinvolgimento delle altre Regioni interessate, valuterà l’opportunità di vietare temporaneamente, a livello regionale ed a partire dai disciplinari di produzione integrata, l’impiego di questi prodotti nella concia delle sementi.”. La presa di posizione dell’Assessore dell’ Emilia Romagna , secondo la FAI – Federazione Apicoltori Italiani , è condivisibile. Per essere credibile, tuttavia, alle parole debbono far seguito i fatti. La FAI ricorda, a tal proposito, come siano proprio le Regioni ad aver finora autorizzato l’impiego dei neonicotinoidi su orticole e fruttiferi. Piemonte , Lombardia , Veneto , Emilia Romagna in primo luogo, al pari di tante altre Regioni italiane, tollerano da anni, anche nei Disciplinari di Lotta Integrata, l’intervento con molecole sospettate di falcidiare gli allevamenti apistici . L’attuale ripensamento delle Regioni , sebbene tardivo, non può prescindere dall’adozione di urgenti provvedimenti correttivi sul territorio e anche in mancanza di analoghe decisioni del Ministero delle Politiche Agricole . Se le Regioni vogliono davvero dare il buon esempio - sottolinea ancora la FAI – Federazione Apicoltori Italiani - decidano ora, ai sensi della legge 313/2004 per la Disciplina dell’ Apicoltura , la sospensione delle molecole che le Autorità Sanitarie locali ritengono responsabili dei danni al patrimonio apistico.  L’Articolo 4 della legge quadro per l’apicoltura, sulla “Disciplina dell’uso dei fitofarmaci”, recita che “Al fine di salvaguardare l’azione pronuba delle api , le regioni , nel rispetto della normativa   comunitaria vigente e sulla base del documento programmatico di cui all'articolo 5, individuano le limitazioni e i divieti cui sottoporre i trattamenti antiparassitari con prodotti fitosanitari ed erbicidi tossici per le api sulle colture arboree, erbacee, ornamentali e spontanee durante il periodo di fioritura, stabilendo le relative sanzioni”. La FAI ha ripetutamente segnalato, ormai da un anno a questa parte, che le Regioni seriamente intenzionate a difendere il loro patrimonio apistico avevano l’obbligo di intervenire attraverso questa norma che, invece, è stata finora disattesa da quelle stesse Regioni che oggi dicono di voler difendere le api  . Ma, come si sa, è “meglio tardi che mai”.

Foto : Tiberio Rabboni, Assessore all'Agricoltura della Regione Emilia Romagna

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