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Api e OGM : perché la FAI adotta il principio di precauzione Stampa E-mail
In materia di rapporti tra apicoltura e organismi geneticamente modificati ( OGM ) la FAI – Federazione Apicoltori Italiani sposa il “ principio di precauzione ” e si allinea agli orientamenti del Gruppo Miele e Apicoltura del Copa-Cogeca, a Bruxelles. Sono numerose e complesse, infatti, le problematiche derivanti da una coesistenza dell’apicoltura con le colture transgeniche ; tutte bisognose, vista la mancanza di ricerche e di dati, delle necessarie verifiche di carattere squisitamente scientifico. Il
tema torna di grande attualità, visto che l’Italia si appresta – come molti altri Paesi europei – a fare le sue scelte in questo emergente settore della moderna agricoltura. L’ apicoltura , in tale contesto, chiede di tenere in seria considerazione tutte le possibili interazioni che le coltivazioni transgeniche determinano sull’ape, sul suo allevamento come sul suo ruolo preminente di insetto impollinatore. Ecco perché la FAI , auspicando la pronta attivazione di linee di ricerca su Api e OGM , sottolinea quelli che sono i più delicati aspetti che motivano la cautela dal punto di vista degli Apicoltori . Le piante cosiddette “ transgeniche ” hanno la proprietà di produrre molecole tossiche contro i loro naturali parassiti: questi insetticidi incorporati sono attivi a livello delle foglie e soprattutto dei fiori, ossia proprio in quelle parti vegetali che sono di interesse apistico. La prima preoccupazione, quindi, è quella relativa alle possibili contaminazioni: pollini, nettare, secrezioni fogliari e dei fusti potrebbero infatti veicolare elementi tossici anche per gli insetti pronubi. Su tale versante, gli unici studi disponibili al momento sono effettuati in laboratorio, esponendo le api ai principi attivi puri, gli stessi che vengono prodotti in piante OGM : i dati ottenuti non consentono attualmente di trarre delle conclusioni circa l’impatto di queste biotecnologie sull’ apicoltura . Si lamentano, inoltre, diverse lacune nella discussione in corso (Malone, Pham-Delegue, 2001. Apidologie 32, 287-304): i pochi studi pubblicati non riportano una descrizione esaustiva dei metodi sperimentali e gli Apidologi non hanno avuto ancora la possibilità di interpretare correttamente i dati. Mancano, inoltre, sperimentazioni in pieno campo; non è dunque possibile, al momento attuale, estrapolare conclusioni dalle prove in vitro o in serra ed applicarle alla realtà più complessa di un ecosistema agricolo in cui vivono gli alveari. Altra grave lacuna, sempre dal punto di vista degli Apidologi (specialisti della ricerca apistica), riguarda le modalità di sperimentazione in laboratorio che, finora, si sono limitate a valutazioni di impatto sulle sole api adulte: poco o niente si sa, invece, degli effetti dei pollini transgenici sulle larve. La carenza è molto grave perché lo stadio larvale dell’ ape è quello in cui si concentra un elevato tasso di assunzione di polline. Inoltre, non esistono ancora metodi standardizzati che possano restituire risultati statistici significativi e ciò costituisce un grosso limite nella progettazione dei test sulla tossicità per le api . Infine, secondo gli esperti del mondo apistico, diventa fondamentale scegliere opportunamente quelle piante OGM che abbiano fiori attrattivi, in modo da essere sicuri che le bottinatrici possano efficacemente raccogliere polline e nettare per valutare gli eventuali effetti delle tossine sia in campo che nel nido. Non è pensabile, dunque, in assenza di un adeguato programma di ricerca, che veda coinvolta anche la filiera apistica e i suoi più autorevoli Enti di Ricerca, che gli Apicoltori esprimano una posizione diversa da quella del ragionevole “ principio di precauzione ”.

Leggi il
  Documento di Riflessione
del Gruppo Europeo “ Miele e Apicoltura ” presso il Copa-Cogeca di Bruxelles.


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