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Morìa di api : Confermata la Tesi sulla Carenza di Polline Stampa E-mail
Api e altri insetti impollinatori sono in grado di riconoscere i pollini ad elevato contenuto proteico, ne privilegiano la scelta a fini alimentari e restano fedeli ai fiori che assicurano una dieta di migliore qualità. E’ dunque attraverso lo stesso processo, già noto per la fedeltà al nettare ad elevato contenuto zuccherino, che le api vanno alla continua ricerca di pollini ad elevato contenuto proteico. Lo dimostra uno studio,

unico nel suo genere, pubblicato sul Giornale della Società Britannica di Ecologia Funzionale che oltre a spiegare l’evoluzione dei rapporti intimi tra piante e impollinatori , aiuta anche a comprendere le ragioni della drastica riduzione di api e di alcune specie di bombi. La ricerca, messa a punto dagli ecologisti delle Università di Plymouth e Stirling, in Inghilterra e di Poitiers in Francia, ha previsto l’analisi dei pollini, in funzione della ricchezza del loro contenuto di proteine, la registrazione della frequenza delle visite degli insetti impollinatori e l’analisi del loro comportamento. E’ stato così scoperto che, senza alcuna eccezione, le piante che si basano esclusivamente sull’azione impollinatrice degli insetti producono anche la qualità più elevata di polline, il cui contenuto in proteine è superiore del 65% rispetto alle specie vegetali che non richiedono impollinazione. A conforto di questa tesi, i ricercatori hanno inoltre scoperto che gli insetti impollinatori preferiscono visitare le piante che offrono polline con la più ricca concentrazione di proteine. Secondo l'Autore principale dello studio, il Dottor Mick Hanley dell’Università di Plymouth , "gli impollinatori mettono a punto comportamenti selettivi delle fioriture in grado di offrire la varietà di polline più gratificante, percepita grazie a composti volatili”. Comprendere le relazioni tra piante e insetti, specialmente di quelle che costituiscono una ricca fonte alimentare per gli insetti impollinatori, è la strada che contribuisce alla loro salvaguardia. D’altra parte - sempre secondo Hanley - questo stretto rapporto spiega perché gli impollinatori sono in via di sparizione: si è attivato un insidioso processo di mutazione degli equilibri che hanno regolato per milioni di anni i nostri habitat naturali: la rarefazione dei fiori più ricchi di polline influenza la sparizione degli insetti utili, al pari di quanto la mancata impollinazione riduce la disponibilità di una dieta proteica adeguata all’equilibrio biologico delle colonie di api e bombi.

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