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Spopolamenti e Denutrizione Proteica delle Api Stampa E-mail
Esiste una chiara relazione tra lo spopolamento degli alveari e la diffusione del Nosema. Ed è dimostrato che l’agente patogeno di questa malattia – Apis o Ceranae che sia - riesce a perforare meglio le mucose intestinali delle api che non hanno ricevuto, durante il loro sviluppo, un’adeguata dieta proteica. A sostenerlo è il dottor Paolo Detoma - biologo e presidente dell’Associazione Provinciale Apicoltori di Biella – Associata FAI Piemonte – secondo il quale l’importanza dei pollini e della loro composizione è stata finora ingiustamente sottovalutata dal mondo apistico. Se da un lato, infatti, risulta ben chiaro il ruolo del miele come fonte di zuccheri per la famiglia in allevamento, d’altro canto non è mai stata sottolineata sufficientemente la

necessità di scorte polliniche abbonanti e di buona qualità.  A sostegno di questa sua tesi Detoma documenta dati rilevati in un campione statisticamente significativo, relativi ad alveari posizionati anche a diversa altitudine, nei quali è stato possibile dimostrare una correlazione tra varietà di bottinature di polline e incidenza di malattie, soprattutto intestinali come la nosemiasi. Tutto ciò in funzione del contenuto in amminoacidi, i componenti fondamentali delle proteine che costituiscono il polline, nell’ambito del pascolo accessibile alle api. Una dieta costituita da pochi tipi di polline o da pollini con carenza di alcuni amminoacidi essenziali, determina dunque gravi malnutrizioni che evolvono in alterazioni dell’apparato digerente e, conseguentemente, conducono all’insorgenza di malattie soprattutto negli insetti più anziani della colonia. La fase finale di queste disfunzioni è lo spopolamento conclamato.  I dati di questa ricerca, frutto di una collaborazione che da oltre dieci anni la piccola ma efficiente Associazione degli Apicoltori di Biella e Vercelli conduce in collaborazione con le Autorità sanitarie locali, sono stati presentati nell’ambito del convegno organizzato dalla FAI in collaborazione con l’APAT - Associazione Apicoltori di Belluno, Treviso e Venezia – Associata FAI Veneto lo scorso 27 aprile. Interessanti e innovativi anche i rimedi proposti che vanno dalle buone pratiche in apiario, fino alla diagnosi precoce e alla integrazione della dieta delle api con sostituti proteici (polline di origine certa e sanitariamente testato, farine proteiche a base di uova o lecitine di soia, ecc.) o una precisa specie di alghe appositamente coltivate, che esprimono la stessa composizione in amminoacidi di un pasto ben bilanciato. In questo settore, purtroppo, la ricerca italiana è ancora assente e impreparata a fornire dati - di rilevanza scientifica e di immediata utilità pratica - sui valori nutrizionali in aminoacidi dei pollini bottinati dalle api nei principali pascoli del nostro territorio nazionale. Un vuoto che – secondo la FAI – Federazione Apicoltori Italiani, deve essere immediatamente colmato in vista di quelle azioni strategiche che, nel loro insieme, possono concorrere a salvare il patrimonio apistico nazionale.

(C) FAI Fototeca - Andrea Ognibene


Foto gallery del convegno

 
Detoma, Cirone, Dal colle


Platea di Apicoltori



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