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Ligustica : è l’ibridazione incontrollata il suo peggior nemico Stampa E-mail
Sono passati ben 23 anni dall’ultimo convegno sull’ Ape Ligustica italiana. Accadde l’ultima volta nel 1985 a Lazise sul Garda, quando il genetista tedesco Friedrich Ruttner, che elevò al rango di scienza la genetica delle api disse “ L’ Italia ha l’ape migliore del mondo. Peccato che non facciate nulla, non tanto per migliorarla, ma neanche per conservarla geneticamente ”. Quasi una profezia, qualcuno ha detto “una frustata”, che oggi è risuonata nella sala convegni di S. Carlo Terme, a Massa, dove

la FAI – Federazione Apicoltori Italiani ha riportato alla ribalta il tema della salvaguardia dell’ ape regina italiana.
Partecipatissimo il Convegno sul tema “ L’ APE REGINA ITALIANA – PATRIMONIO MONDIALE SENZA ORGOGLIO NAZIONALE ”, patrocinato dal CRA – Albo Nazionale Allevatori Api Regine e dall’Associazione Italiana Allevatori Api Regine, con il convinto sostegno dalla Città di Massa e delle Associazioni Apistiche Toscane in quel coordinamento unitario che, in questa regione, vede impegnati gli Associati FAI e quelli UNAAPI in un’azione comune per la salvaguardia della Ligustica. Un esempio che non trova pari in altre regioni italiane.
Il Convegno della FAI, al quale hanno offerto il loro appassionato contributo ricercatori e allevatori di api regine, tra i più qualificati in Italia, è servito per fare chiarezza su interrogativi che prima d’ora non avevano trovato risposta compiuta: c’è ancora la Ligustica, possiamo salvarla, può servire tutto questo per riposizionare il nostro Paese e la sua apicoltura ai prestigiosi livelli di un tempo e in un momento in cui è generalizzata la morìa delle api?
Le conclusioni cui si è giunti sono inequivocabili, in un quadro che ha dello sconfortante ma che, proprio per questo, spinge ora tutti coloro che alla salvaguardia della Ligustica ci tengono più che ad ogni altra cosa, a programmare una serie di azioni che, lo si è detto più volte, debbono essere attuate con urgenza, nel massimo spirito di coordinamento tra tutti i soggetti interessati: gli Apicoltori, le Associazioni, le loro Organizzazioni nazionali, la Ricerca e le Istituzioni.
Qualche dato, per comprendere meglio di cosa si parla quando si dice Ligustica. Ogni anno, in Italia, c’è bisogno di circa 200-300.000 api regine. Le richiedono gli allevatori di api che ne fanno uso per autoconsumo, per la rimonta degli alveari, per la produzione di sciami e pacchi d’api. Una quota che può giungere fino a 500.000 api regine feconde nelle annate in cui si registrano fenomeni intensi di mortalità degli alveari. Gli allevatori italiani di api regine sono in grado di far fronte a questa richiesta del mercato solo per una piccola parte del quantitativo richiesto: stime prudenziali dicono che neanche un terzo è di produzione made in Italy. E allora, il resto arriva dall’estero: Stati Uniti d’America, Sud America, Isole Haway, Australia, Nuova Zelanda, Israele, Slovenia, persino Marocco e Algeria inviano api regine spacciate per Ligustiche nei nostri alveari. Un fenomeno iniziato con l’arrivo della varroa nei nostri allevamenti, negli anni ’80, ormai consolidatosi e, cosa ancor peggiore, destinato ad incrementarsi ulteriormente.
Paradossalmente, secondo i dati del Ministero della Salute – Direzione Generale dei Servizi Veterinari, solo 5-6000 regine sbarcano in Italia con il “passaporto” d’origine, seguendo dunque i canali ufficiali. Per il resto, che equivale a dire centinaia di migliaia di api regine clandestine, nessuna certificazione, nessun controllo, nessuna azione preventiva volta a limitare il diffondersi di ibridi che hanno originato una inconsueta pressione genetica e un inopportuno rimescolamento razziale nei nostri alveari.
Una situazione ormai insostenibile che si ritiene, peraltro, contribuisca in modo sostanziale a spiegare il diffondersi di patologie esotiche delle api, a sconvolgere completamente le regole e i calendari dell’allevamento apistico, a ridurre quella capacità propria della Ligustica di far fronte ai cambiamenti climatici e di affrontare con successo le peggiori criticità. Con l’aggravante che gli ibridi stanno egemonizzando il nostro territorio nazionale, assumendo comportamenti che, nel quadro delle morìe di alveari, hanno una grave responsabilità: deposizioni eccessive di covata, consumi esagerati di scorte di polline, limitata reazione alle malattie, mancata risposta alle tradizionali pratiche di allevamento che sono tutte “tarate” sulla vera Ligustica e non sui suoi ibridi “fasulli”.
Eppure la Ligustica, nonostante tutto, esprime ancora, se allevata in purezza, una spiccata capacità di risposta alle molteplici esigenze dell’apicoltore: produttività, mansuetudine, resistenza, adattabilità, capacità di recupero. Ecco dunque spiegato il senso del Convegno voluto dalla FAI – Federazione Apicoltori Italiani che si è concluso con l’adozione di un documento ufficiale, siglato da un corale applauso di tutti i presenti, volto a promuovere urgenti e non più rinviabili interventi correttivi e specificamente orientati alla salvaguardia della vera ape Ligustica italiana.


FAI -  Federazione Apicoltori Italiani
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