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Api, l’agricoltura può aiutare la loro sopravvivenza Stampa E-mail
È possibile avere un’agricoltura che sia al contempo utile all’agricoltore e alle api? Se ne parlerà nel convegno che si svolgerà domenica 1 dicembre alle 9.30 all’hotel Spresiano, nell’ambito della Festa degli apicoltori veneti organizzata da Apat apicoltori Veneto.
Negli ultimi anni si è assistito infatti a una preoccupante moria delle api, dovuta al cambiamento climatico, all’impoverimento dell’habitat naturale e in certi casi a un utilizzo non sempre appropriato di fitofarmaci.
L’ape è fondamentale perché il suo lavoro rappresenta un terzo di quello che troviamo nel nostro piatto, direttamente e indirettamente. I foraggi, che servono all’alimentazione degli animali, sono prodotti grazie all’impollinazione, così come fiori, frutta ed erbe hanno bisogno delle api.
 
Lorenzo Furlan di Veneto Agricoltura porterà la sua esperienza per spiegare come sia possibile praticare un’agricoltura utile anche alle api, mentre Antonella Canini, direttrice del dipartimento di biologia e centro ricerche miele dell’Università di Roma Tor Vergata, parlerà della flora apistica improduttiva. Infine Raffaele Cirone, presidente della Fai-Federazione apicoltori italiani, aderente a Confagricoltura, spiegherà quali sono le novità del Pan, il Piano nazionale sull’uso dei fitofarmaci. Coordinerà i lavori Stefano Dal Colle, presidente di Apat.
 
L’Apat conta oltre 1.000 associati, con adesioni anche nelle vicine regioni come Friuli Venezia Giulia e Trentino. Gli alveari sono circa 25.000, vale a dire 25 per apicoltore: una buona media, che significa anche una buona preparazione tecnica e collaudata professionalità. L’Apat sta collaborando con Confagricoltura Treviso al progetto “Facelia”, che consiste in un’azione di diffusione della facelia (Phacelia tanacetifolia), pianta ad alto potenziale mellifero, produttrice di nettare e polline e dunque richiamo irresistibile per le api e altri insetti impollinatori. Finora hanno aderito una ventina di Comuni della provincia di Treviso e due in provincia di Venezia. Il progetto fa leva sulla sensibilità dei Comuni, ai quali Apat e Confagricoltura chiedono di acquistare i semi della pianta, seminandoli in appezzamenti comunali non utilizzati e mettendoli a disposizione gratuitamente dei residenti.
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