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I maschi delle api diventano sterili, colpa dei neonicotinoidi Stampa E-mail
Fuchi di Apis mellifera incapaci di procreare. E’ l’allarmante conclusione cui sono giunti i ricercatori dell'Istituto per la Salute delle Api dell'Università di Berna, in Svizzera, nel corso di indagini sulle ragioni della morìa delle api cui ora si aggiungerebbe una nuova causa: l’azione contraccettiva dei neonicoinoidi, categoria di fitofarmaco ad azione neurotossica, da tempo messa sotto accusa e in parte bandita per la pericolosa azione dimostrata nei confronti delle api e degli altri insetti impollinatori. Lo studio

è stato pubblicato sulla rivista inglese “Proceedings of the Royal Society”, (l’Accademia Reale di Ricerca della Gran Bretagna e del Commonwealth) e secondo l’Autore principale Laurs Straub, nel sintetizzare i risultati del Gruppo di Ricerca (cui hanno concorso studiosi provenienti da Svizzera, Germania, Tailandia e Sud Africa) conferma che lo sviluppo dei fuchi di Apis mellifera è stato studiato in un ambiente controllato, con alveari le cui scorte di polline erano state contaminate con due neonicotinoidi: thiametoxam e coothianidin. L’alimentazione di questo tipo ha determinato una riduzione del ciclo di vita dei fuchi, una riduzione della quantità di sperma pari al 39% rispetto ai soggetti non contaminati, e una visibile riduzione di vitalità e della fertilità del seme. Una diminuzione di valori che secondo i ricercatori potrebbe avere gravi conseguenze: il trasferimento dello sperma dal fuco all’ape regina, infatti, prevede un percorso che dall’organo riproduttore alla spermateca può durare fino a quaranta ore prima di iniziare ad espletare gli effetti richiesti da un normale processo biologico. La perdita di vitalità dello sperma dei fuchi, a causa di quest’azione “contraccettiva” dei neonicotinoidi, potrebbe dunque portare alla morte delle famiglie e secondo Lars Straub l’azione sarebbe diretta e quindi dovuta all’ingestione da parte delle api di polline, ma anche nettare e gocce di acqua bottinate in un ambiente inquinato. Diversa l’opinione del ricercatore giapponese Junko Tokumoto, esperto dell'Università di Kobe che parla di effetto indiretto dei neonicotinoidi la cui vera responsabilità sarebbe quella di ridurre l'attività delle ghiandole ipofaringee delle api nutrici che producono proteine, grassi e vitamine per le larve. Di avviso decisamente critico, invece, il ricercatore Tjeerd Blacquière dell’Università di Wageningen, nei Paesi Bassi, secondo il quale lo studio svizzero ha preso in considerazione lo scenario peggiore, sottoponendo le api a dosi esagerate di neonicotinoidi e per un periodo di cinquanta giorni che non trova riscontro nella realtà. Meglio sarebbe quindi che una tale ricerca venisse condotta anche sul campo e utilizzando il polline normalmente importato dalla api. Resta il fatto che questo studio evidenzia un’ulteriore fattore di rischio a carico delle api e del loro ciclo riproduttivo, rappresentato dai pesticidi ad azione neurotossica che va ad aggiungersi alla già lunghissima lista di altri fattori che contribuiscono, tutti in maniera determinante, alla morìa delle api mellifere, degli altri insetti utili e alla conseguente e grave erosione della nostra biodiversità.

Nella foto: due fuchi di Apis mellifera davanti all’alveare



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