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Apimondia 2015: Jeff Pettis, “L’Uomo è vero nemico dell’Ape” Stampa E-mail
Daejeon – Corea del Sud – 17 Settembre 2015. Un Congresso all’insegna dello slogan “Api che collegano il mondo” con la volontà esplicita che i tanti partecipanti presenti, gli operatori del settore produttivo, le imprese commerciali, la ricerca universitaria e le istituzioni discutano si confrontino e collaborino per il bene dell’ape. In questo contesto si inquadrano i lavori ufficiali del 44° Congresso Apimondia, in via di svolgimento in Corea del Sud, la cui

apertura è stata affidata ad un Simposio coordinato dallo statunitense Jeff Pettis, responsabile del Laboratorio di Ricerche Apistiche che fa capo all’USDA, il Dipartimento Agricoltura degli Stati Uniti d’America. Il tema che Pettis ha dato alla sua presentazione è inequivocabilmente rappresentato dal titolo/domanda di apertura al Simposio: “Api e problemi delle Api: siamo noi i nostri peggiori nemici?”. E spiega il perché di questo interrogativo: “Le api produttrici di miele sono state a lungo associate all'organizzazione umana – ha dichiarato il ricercatore americano nel corso del suo rapporto - e trasportate in giro per il mondo a fini produttivi e per l’impollinazione. Il tentativo di addomesticare le api mellifere ha portato ad un aumento dei parassiti e delle malattie, avendo stipato troppe colonie di api tutte insieme negli apiari”. E’ un assaggio del “Pettis pensiero”, che dunque richiama l’attenzione della comunità apistica internazionale sui valori basilari dell’apicoltura, quelli che badano al benessere dell’insetto prima che alla convenienza per l’allevatore. “Abbiamo spostato razze diverse in nuove aree, causando cambiamenti nella biologia dei parassiti – prosegue ancora Jeff Pettis – e abbiamo distrutto il naturale equilibrio tra insetti, malattie e naturali meccanismi di difesa delle api. In natura, la distanza media tra alveari è spesso più grande e la possibilità di diffusione di malattie o parassiti viene così diminuita”. Dunque Pettis mette in discussione proprio il modello americano, basato sull’apicoltura intensiva, ricordando che si può imparare molto da questi esempi per illustrare ciò che potremmo cambiare in apicoltura per ridurre l'impatto di parassiti e malattie: è necessario apprendere dagli errori del passato per scoprire i modi migliori di gestire tutte le specie di api mellifere nel mondo. Un richiamo insomma ad una dimensione dell’apicoltura produttiva che sia, al pari dell’agricoltura, riportata a fattori di etica e sostenibilità, di rispetto per la basilare funzione ambientale dell’ape, prima ancora che di quella produttiva e prima ancora che anche in apicoltura sia proprio l’uomo a conquistarsi il triste primato di “peggior nemico dell’ape” perseguendo ottusamente la logica del proprio tornaconto.

• Nella foto: Jeff Pettis, Capo del Laboratorio di Ricerche Apistiche USA

© Photo: Maria Grazia Chimenz


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