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Aethina Tumida: Un chiarimento sulla Lettera di FAI-Calabria Stampa E-mail
Francesco Artese, da 30 anni Apicoltore professionista in provincia di Reggio Calabria, Presidente di FAI-Calabria, la sede regionale della FAI nazionale. I suoi alveari sono stati distrutti come quelli di tutti gli altri che hanno avuto un apiario infestato da Aethina Tumida nella “Zona Rossa”, un cerchio di dieci chilometri di raggio, al centro della Piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria. Nei giorni scorsi FAI-Calabria ha diramato

una lettera aperta richiamando l’attenzione degli Apicoltori e delle Istituzioni su quello che sta accadendo nella “Zona Rossa”. L’intervista che segue chiarisce le posizioni espresse in quel documento.

Domanda: Francesco, finora sei rimasto in prima linea a fare il tuo mestiere di Apicoltore e di presidente di un’Associazione di Apicoltori. Molta gente neanche ti conosce, ma si dice che sei tu “il responsabile dell’opera di distruzione degli alveari” messa in atto in Calabria. E’ vero?
Risposta: «Naturalmente non è vero, questa prerogativa non può appartenermi, né come apicoltore né come presidente di Fai-Calabria. Non è nemmeno immaginabile che tale decisione possa essere presa da un singolo soggetto. Io stesso ho avuto gli apiari distrutti e l’ordinanza di distruzione mi è stata notificata dalle Autorità preposte con tanto di firme e bolli».

D.: Come stanno le cose attualmente dentro la “Zona Rossa”? Ci sono novità, si lavora o tutto si è fermato?
R.: «Mi risulta che i Veterinari stanno ancora monitorando il territorio e gli alveari che ai precedenti controlli “clinici” sono risultati negativi. Ancora risulta qualche caso positivo sempre all’interno della zona rossa. Nel resto della Calabria i controlli danno (fortunatamente) esito negativo».

D.: La tua lettera aperta su Aethina tumida ha suscitato qualche malumore, in alcuni casi addirittura polemiche. Possiamo chiarire meglio ad utilità di tutti? Prima di ogni altra cosa, è vero che tra le righe ti rivolgevi al Conapi e ai suoi associati in Calabria?
R: «La lettera è a firma mia ma su mandato del Consiglio Direttivo di FAI-Calabria che ne ha condiviso sia i toni che i contenuti. Non ci siamo riferiti a sigle particolari ma a tutti coloro che continuamente e con informazioni non veritiere facevano credere nella possibilità di opporsi ai controlli ed agli abbattimenti, di fatto delegittimando l’operato di chi ha finora collaborato concretamente con le Autorità sanitarie».

D.: Quando dici di “interessi economici e di gruppo”, a chi o cosa ti riferisci esattamente?
R: «Nostro malgrado, FAI-Calabria si è ritrovata ad essere l’unica organizzazione presente nel territorio interessato alla presenza di Aethina ed a essere quindi l’unica struttura in grado di coordinare gli interventi imposti dai Servizi veterinari, questo ha creato delle “gelosie” in altre organizzazioni. Posso assicurare che saremmo stati ben felici di “invertire” le posizioni e non essere costretti ad assistere agli abbattimenti delle api dei nostri Soci. Per gli interessi economici, mi sembra chiaro che chi deve abbattere le api non può vendere sciami o regine, inoltre la nostra Organizzazione non ha pronti i prodotti per la lotta chimica all’Aethina e nemmeno vorrebbe doverli usare».

D.: Chi sono gli Apicoltori che non si sono opposti alla distruzione dei propri alveari infestati e perché l’hanno fatto? Sono forse più ingenui degli altri?
R: «Tra gli apicoltori che si sono visti abbattere le api ci sono i professionisti, i dilettanti e chi stava iniziando a costruirsi una apicoltura da reddito, qualcuno pensando al lavoro dei propri figli come apicoltori. Chi non si è opposto ha pensato al futuro dell’apicoltura, ad una apicoltura possibilmente senza Aethina, pulita e senza l’uso della chimica e perché no, anche “biologica”. A chi è arrivato il responso positivo, dopo i legittimi momenti di disperazione per gli anni di lavoro persi, si è trovato sollevato sperando che la distruzione dei propri alveari poteva servire a contenere la diffusione del parassita e a mantenere indenni dalla sua presenza le api degli altri apicoltori».

D.: E chi sono, allora, quelli che ora si oppongono alla distruzione degli alveari infestati?
R: «Gli “altri” sono quelli che “mal comune mezzo gaudio”, quelli che “se non ci sono riusciti gli Americani come possiamo riuscirci noi?”, quelli che “se ce l’abbiamo tutti posso continuare a vendere”. Poi c’è chi, pensando di conoscere il “Sistema Italia” si arrende subito, non vuole nemmeno fare il tentativo di contenere la diffusione del parassita, né per se né per gli altri».

D.: E’ stato fatto davvero tutto il possibile per fronteggiare questa emergenza sanitaria o pensi che ci sia bisogno di qualche altro intervento?
R: «Secondo me, il tentativo di eradicazione è giunto al 90% ed anche oltre, ma non è completo anzi, se non si rintracciano le poche ultime unità presenti nel territorio “rosso”, anche attraverso il coinvolgimento delle Forze dell’Ordine, ci saranno nuovi focolai a primavera ed allora sì che sarà stato tutto inutile; gli abbattimenti, i roghi, le disinfestazioni e tutto il lavoro fatto saranno serviti solo a ritardare la diffusione dell’Aethina nel resto della Calabria e dell’Italia. Domani, se così sarà, potremo solo dire “abbiamo fatto il possibile, ma non ci siamo riusciti”.

D.: Cosa si aspettano gli Apicoltori che hanno finora collaborato con le Autorità sanitarie e distrutto i propri alveari?
R: «Abbiamo dato tutti una grande credibilità alle Istituzioni e non ci siamo tirati indietro né come Apicoltori, né come cittadini. Ora ci aspettiamo che anche la nostra credibilità venga rispettata dalle Istituzioni, in particolare con un indennizzo adeguato e rapido dei danni cui siamo andati incontro nell’interesse collettivo e nostro malgrado».


© Foto: FAI/Fabrizio Piacentini
Francesco Artese con una trappola per Aethina tumida


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