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Aethina tumida: individuare i Responsabili di questo Disastro Stampa E-mail
Roma, 28 Ottobre 2014. Cinquantaquattresimo giorno dalla scoperta di Aethina tumida. Oggi arriva una presa di posizione che suona come un forte richiamo alla legalità. L’emergenza sanitaria in apicoltura si può affrontare solo collaborando con le Istituzioni, rispettando le normative, ma anche garantendo risposte certe a chi finora si è sobbarcato il sacrificio più grande: quello della distruzione dei propri alveari per garantire il

bene comune. Senza dimenticare che prima di ogni altra decisione sulle strategie di intervento alla diffusione del parassita esotico Aethina tumida, è indispensabile che vengano accertate le responsabilità a carico di chi ha introdotto questo parassita in Calabria, individuando i colpevoli ed evitando che possano reiterare sconsiderate pratiche commerciali. E’ questo il tenore della lettera che la FAI-Federazione Apicoltori Italiani ha inviato oggi al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e al Vice Ministro delle Politiche Agricole, Andrea Olivero, insieme ad un lungo elenco di altre Autorità facenti capo alle due aree di competenza – Sanità Pubblica e Politiche Agricole – nazionali e regionali, oltre che ai Comandanti generali del Nucleo Carabinieri per la Tutela della Salute e del Nucleo Carabinieri per le Politiche Agricole. L’intento che traspare da questa nota informativa della FAI è quello di dare un doveroso contributo al dibattito in atto all’interno del comparto apistico nazionale che rischia, a questo punto, di deviare da quelli che sono i due aspetti fondamentali della emergenza sanitaria in atto sul territorio della Regione Calabria, conseguente il rinvenimento del parassita esotico Aethina tumida. E’ innanzitutto prioritario, ravvisa la FAI nel proprio documento, che “le Autorità competenti procedano con tutta urgenza, laddove non lo abbiano ancora fatto, con gli accertamenti atti a chiarire la reale provenienza del parassita in Calabria, le responsabilità a carico di quanti hanno sia pure inconsapevolmente provocato la sua introduzione in Italia e l’adozione dei provvedimenti necessari ad evitare l’ulteriore diffusione del fenomeno sul territorio regionale, nazionale e comunitario”. Al tempo stesso, sempre stando all’odierna presa di posizione della FAI, è “ormai improrogabile necessità, questa sì bisognosa di un atto normativo urgente, che gli Apicoltori che si sono finora sottoposti alle disposizioni di sequestro, abbattimento e distruzione dei propri alveari, senza che mai fosse per questo necessario il ricorso alle Forze dell’Ordine, venga assicurato un equo indennizzo dei pesanti danni subiti e, con ciò, garantita la tutela dello Stato a quanti hanno fino ad oggi mostrato un non comune senso civico e un pieno rispetto delle norme vigenti e delle Istituzioni”. Tutto il resto, ivi compresa la teorizzata dichiarazione di endemicità che dovrebbe mettere al riparo gli Apicoltori calabresi e quelli italiani dal rischio di ulteriori distruzioni, appare un argomentare che sottintende altri interessi e che compete altri ambiti decisionali. Interessi che non possono essere anteposti alla cosa più urgente da fare e da ottenere in questo momento: un riconoscimento immediato, pubblico e concreto, verso quegli Apicoltori che hanno già fatto il sacrificio più grande distruggendo senza esitazione i propri alveari. Sono loro che chiedono oggi la tutela degli Organi dello Stato, è loro la voce che invoca il rispetto della legalità verso le Istituzioni, così come da parte delle Istituzioni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
© Fototeca FAI/Fabrizio Piacentini




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