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Aethina tumida: Ecco come si fanno i Riconoscimenti Ufficiali Stampa E-mail
San Gregorio di Reggio Calabria, 25 Ottobre 2014. Cinquantesimo giorno dalla scoperta di Aethina tumida. Anche in Calabria c’è maltempo, nubi sparse, vento, temperatura in forte ribasso e presto anche pioggia. Nella Zona di Protezione e in quella di Sorveglianza proseguono comunque i controlli e l’arrivo del freddo è un fattore di cui gli Apicoltori hanno dato opportuna segnalazione ai Medici Veterinari. Il suggerimento è quello di ridurre la  percentuale di

alveari da ispezionare e il consiglio viene recepito dalle squadre che ancora operano sul campo per visitare gli alveari alla ricerca di Aethina tumida. Si interviene nelle ore in cui la temperatura è meno rigida, si aprono i nidi con la dovuta accortezza e si fa presto, il più presto possibile, cercando di rispettare al meglio le esigenze delle api. Anche oggi il rapporto di fine giornata è lo stesso dei giorni precedenti: tutte le ispezioni hanno dato esito negativo e non è stato segnalato alcun parassita. Facciamo allora un piccolo passo indietro ed entriamo nel Laboratorio che ha avuto la responsabilità, dall’inizio di questa emergenza sanitaria, di riconoscere gli esemplari di Aethina tumida provenienti dai focolai. Norme e prassi, infatti, richiedono che prima di emanare un’ordinanza di sequestro e distruzione il parassita venga “ufficializzato”. Tale compito è demandato agli Istituti Zooprofilattici Sperimentali e, vista la localizzazione dell’epicentro, questa volta è scesa in campo la Sezione Diagnostica Provinciale di Reggio Calabria, operante in seno all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno. E’ qui che abbiamo incontrato e intervistato il Dottor Giovanni Federico che, d’intesa con i propri Dirigenti, ci ha descritto le procedure che vengono adottate a seguito di un’emergenza sanitaria.

Domanda: «Dr. Federico, ci può spiegare come si fa ad operare un riconoscimento ufficiale di Aethina tumida?».

Risposta: «Debbo premettere che il nostro Laboratorio ha operato un riconoscimento di prima istanza, i campioni sono stati poi inviati al Centro di Referenza Nazionale per l’Apicoltura presso l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, che ha sede a Padova. Per il riconoscimento abbiamo utilizzato un campione di riferimento ufficiale con il quale si effettua una comparazione morfologica. Con l’esperienza maturata durante questa emergenza abbiamo osservato i primi campioni isolati sia di adulti, sia di forme larvali, che abbiamo poi inviato al Centro di Referenza Nazionale per l’Apicoltura che li ha poi confermati. Da qui i campioni sono stati inviati al Centro di Referenza Europeo per le Malattie delle Api, che ha sede in Francia, a Sofia-Antipolis, dove hanno subìto un ulteriore riconoscimento e una ennesima conferma. Le prove “in doppio”, con sovrapposizione dei risultati, consentono riconoscimenti che rispettano le procedure del sistema qualità».

D.: «Dottore, può descriverci le caratteristiche morfologiche e i particolari principali di questo parassita, così come risultano dall’osservazione al microscopio?».

R.: «Il coleottero adulto ha dimensioni che vanno dai 5 ai 7 mm di lunghezza e dai 2,5 ai 3,5 mm di larghezza, anche se abbiamo osservato un esemplare giovane di 3,5 mm. Il colore varia, con il procedere dell’età, dal bruno fino al nero deciso. Per quanto concerne le caratteristiche morfologiche, com’è noto, le antenne terminano con una estremità “clavata”, il tronco si presenta a forma di mezzaluna seghettata, le elitre ricoprono parzialmente l’addome, le tibie si presentano larghe e piatte. La forma larvale, invece, si presenta di colore bianco crema, ha lunghezza all’incirca di un centimetro. Le sue caratteristiche morfologiche principali sono la presenza di tre paia di zampe anteriori, due file di spine lungo la linea dorsale del corpo e due grosse spine all’estremità posteriore».

D.: «Quanti campioni sono pervenuti al vostro Laboratorio e quanti riconoscimenti sono stati fatti dall’inizio di questa emergenza sanitaria?».

R.: «Ad oggi (il 22 ottobre 2014, ndr) sono pervenuti 56 campioni per la ricerca di Aethina tumida, ne sono stati identificati 46 tutti confermati dal Centro di Referenza Nazionale per l’Apicoltura. Nei 46 focolai sono stati confermati tutti campioni positivi per la presenza di adulti e solo in 4 di questi abbiamo riscontrato anche la presenza di forme larvali. In un solo focolaio, oltre alle forme larvali, è stata riscontrata anche la presenza di una forma pupale».

D.: «Dr. Federico, che fine fanno i reperti dopo esser stati riconosciuti e classificati ufficialmente?».

R.: «I campioni di Aethina tumida vengono conservati in alcol etilico al 70% e quindi vengono tutti inviati per la conferma al Centro di Referenza Nazionale per l’Apicoltura di Padova. A conferma avvenuta, sono poi destinati come campioni di riferimento per gli altri Istituti Zooprofilattici, per i Laboratori di Referenza degli altri Stati Membri dell’Unione Europea e per il Laboratorio del Centro di Referenza Europeo per l’Apicoltura. Altri campioni, infine, saranno stoccati per finalità scientifiche e di ricerca».

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© Foto: Fototeca FAI/Fabrizio Piacentini

Ingrandisci la foto con il Responsabile dei riconoscimenti ufficiali di Aethina tumida, Dr. Giovanni Federico.

La FAI-Federazione Apicoltori Italiani ringrazia il Dr. Giovanni Federico e i Dirigenti dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno per aver concesso questa intervista e autorizzato l’accesso al Laboratorio della Sezione Diagnostica Provinciale di Reggio Calabria, favorendo così una migliore conoscenza dell’importante e delicato lavoro svolto dalle strutture della Sanità Pubblica Veterinaria, nell’ambito dell’emergenza sanitaria conseguente il rinvenimento di Aethina tumida in Italia.

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