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Aethina tumida: ancora Roghi, ma ci sono anche Apiari indenni Stampa E-mail
Zona Rossa (RC), 18 Ottobre 2014. Quarantatreesimo giorno dalla scoperta di Aethina tumida. I Medici Veterinari della ASP (Azienda Sanitaria Provinciale) di Reggio Calabria oggi non hanno lavorato, hanno fatto pausa per il fine settimana. E’ la prima volta dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Riprenderanno lunedì prossimo l’intensa e impegnativa attività che li ha  visti finora impegnati senza sosta all’interno della

 Zona Rossa. Una pausa, richiesta dalla gran parte del personale sanitario, che di certo consentirà di raccogliere le energie per la prosecuzione del lavoro straordinario che ancora si rende necessario per far terra bruciata attorno ad Aethina tumida. Ma è anche, questo, un momento di riflessione per elaborare idee chiare e basate sui dati finora raccolti nel corso di questa ecatombe totale. Ciò non vuol dire che i lavori si siano fermati: proseguono le ricerche di nuovi apiari e di piccole postazioni isolate, proseguono gli abbattimenti e le distruzioni. L’ultimo focolaio scoperto ieri, questa mattina ha subìto la stessa inesorabile sorte di tutti gli altri. La distruzione è avvenuta a San Calogero, un piccolo Comune di 4.000 abitanti appartenente alla Provincia di Vibo Valentia da cui dista circa venti chilometri. E’ il secondo apiario distrutto fuori dalla provincia di Reggio Calabria, il primo era stato incendiato una settimana fa nel Comune di Nicotera. Siamo nel quadrante nord dell’epicentro, ma sempre e solo all’interno della Zona Rossa. Questa volta è toccato a sedici alveari, la procedura è sempre la medesima: asfissia delle api con anidride solforosa, accatastamento, incendio, bonifica del terreno circostante. L’esperienza fin qui maturata nella zona dell’epicentro sembra essere l’unico valore aggiunto che questa emergenza sanitaria ha portato in dote: le squadre di Medici Veterinari e Apicoltori di supporto hanno imparato a sincronizzare il proprio operato, dove manca l’esperienza pratica dell’uno sopperisce quella dell’altro che mette le mani e la testa ogni giorno dentro gli alveari. La tecnica diagnostica è sempre più affinata e affidata all’esame visivo, che è diventato rapido quanto efficace. Le trappole di monitoraggio in polietilene alveolare (polionda) non sembrano affidabili abbastanza e di certo non sono sufficienti a garantire la qualità della diagnosi, che in un contesto di emergenza ha invece bisogno di occhi attenti e allenati. L’unico strumento capace di dare un responso certo. E quelli dei Veterinari e degli Apicoltori che stanno incessantemente ispezionando un alveare dietro l’altro, favo dopo favo, sono gli occhi di chi può ormai vantare un triste primato: l’aver visto la maggior quantità di Aethina tumida che sia mai stata vista prima d’ora in Calabria, in Italia, in Europa. Persino le modalità di distruzione sono state attentamente messe a punto. FAI Calabria, con la piena collaborazione della ASP della provincia, ha dato un contributo determinante nella messa a punto di una buona pratica che garantisca l’esito finale delle distruzioni: api morte e bruciate insieme a tutti i loro parassiti. Ecco perché gli alveari debbono essere claustrati in modo meticoloso e poi accatastati sollevandoli dal terreno. Solo così il fuoco potrà essere innescato dal fondo e propagarsi contemporaneamente all’interno e all’esterno delle arnie. Un dettaglio non secondario che serve ad evitare che eventuali esemplari adulti di Aethina tumida, rimasti ancora vivi, possano sfuggire alle fiamme. Non bisogna mai poggiare a terra gli alveari da incendiare perché il punto di contatto con il terreno sarebbe il luogo di rifugio del parassita e di fuga attraverso la rete antivarroa, che ha maglie larghe a sufficienza per il passaggio del piccolo e rapidissimo scarabeo. C’è infine da segnalare che oggi è iniziato a circolare tra gli Apicoltori, specie quelli esterni alla Zona Rossa, un allarmistico quanto infondato passa parola riferito alla distruzione di apiari ancora indenni al parassita. La smentita è categorica: nessun apiario “verde”, dove cioè non sono stati trovati parassiti, è stato o sarà distrutto. All’interno della Zona Rossa vengono abbattuti e incendiati solo gli apiari con alveari colpiti da Aethina tumida. E qualche apiario “verde”, cioè indenne al parassita, ancora c’è.

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© Foto: FAI Calabria



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