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Aethina tumida: Rogo totale, si bruciano gli ultimi Alveari Stampa E-mail
Zona Rossa (RC), 15 Ottobre 2014. Quarantesimo giorno dalla scoperta di Aethina tumida in quello che abbiamo chiamato “Focolaio Zero”, individuato e segnalato dal Professor Vincenzo Palmeri, Responsabile del Laboratorio di Entomologia Generale e Applicata del Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria (rettifica dovuta, visto che avevamo in precedenza scritto che il rinvenimento era stato fatto dal

personale dell’Università della Calabria, che si trova invece a Cosenza. Ce ne scusiamo con il diretto interessato, con i due Atenei e con i nostri lettori). Abbattimento, incendio e disinfestazione. Oggi siamo arrivati all’esecuzione di questa sequenza in un solo giorno, fino a una settimana fa ne servivano molti di più. Occorreva ben altro tempo per mettere in atto procedure complesse sia sotto il profilo organizzativo, sia procedurale. Ma l’esperienza insegna e la determinazione è un ingrediente che aiuta a fare meglio e bene specie quando incombe una catastrofe. Apicoltori, Medici Veterinari, Azienda Sanitaria Provinciale, Istituto Zooprofilattico Sperimentale, squadre di disinfestazione, operai avventizi, volontari, sono loro che hanno rodato in pochi giorni una macchina che ha fatto fatica a partire ma che ora è a pieno regime e persegue ancora un triste, doloroso e necessario obiettivo: individuare gli ultimi alveari presenti, diagnosticare i focolai residui, distruggerli per poi bonificare il terreno circostante. Un’impresa epica quella ancora in corso qui in provincia di Reggio Calabria, nell’area di stretta sorveglianza dove si sta combattendo la battaglia contro Aethina tumida, parassita esotico delle api. L’impegno è corale, è maturato un senso di squadra che si misura sempre più chiaramente ogni volta che sale una colonna di fumo: lì stanno bruciando alveari. Ormai siamo alla stretta finale, è una catarsi generalizzata, diffusa, profonda, non è solo una disinfestazione. E’ la volontà di radere al suolo tutto ciò che può far da supporto a un vorace parassita. I numeri del resto parlano chiaro e, per fortuna, non stanno aumentando: secondo FAI Calabria, che ha aggiornato oggi il proprio bollettino sull’emergenza sanitaria in atto, si contano (approssimati per difetto) 1500 alveari distrutti, circa 40 focolai individuati, 1 focolaio principale messo a ferro e fuoco appena in tempo, circa il 99% degli alveari presenti sul territorio che sono stati censiti, ispezionati e se trovati positivi al parassita incendiati. Sono emersi altri due focolai, ma siamo sempre e solo all’interno della zona rossa, le squadre di controllo se lo aspettavano. La mobilitazione dunque è generale, le squadre di Veterinari e Apicoltori vanno e vengono, c’è una sensibilizzazione ormai quasi popolare; al punto che oggi sono arrivate ancora autodenunce di proprietari di alveari, mai visti e sentiti prima d’ora. Segnalano le loro postazioni senza più remore e richiedono l’intervento delle Autorità e degli Apicoltori più esperti. A fine giornata si tirano le somme e si evidenzia un dato nuovo, in parte inatteso: i controlli negli apiari presenti nella fascia esterna alla zona rossa sono stati ripetuti per la seconda volta, così pure le verifiche sugli apiari interni alla zona rossa che finora sono rimasti indenni al parassita. Ebbene, questi ulteriori controlli stanno dando tutti esito negativo, anche per quegli apiari che risultano più vicini all’epicentro. Sono quasi dieci giorni, questo l’altro dato emerso, che il parassita sembra non muoversi sul territorio. Si percepisce un consolidamento della situazione, che però non basta a suscitare ottimismo: ecco perché Apicoltori e Veterinari concordano sul fatto che sia proprio questo il momento di stringere il cerchio, di individuare gli ultimi potenziali focolai e cancellare anche questi col fuoco. Si è aperta, nel frattempo, una voragine nella biodiversità di questo territorio: dentro il cerchio maledetto, entro venti chilometri dal punto zero, ormai non ci sono più api.

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© Foto: FAI Calabria/Giuseppe Pantano




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