Home Page arrow Comunicati arrow Apicoltori arrow Aethina tumida: Intervista con l’Apicoltore del Focolaio n. 1


Aethina tumida: Intervista con l’Apicoltore del Focolaio n. 1 Stampa E-mail
Zona Rossa (RC), 13 Ottobre 2014. Trentottesimo giorno dalla scoperta di Aethina tumida. La parola ora passa agli Apicoltori dell’epicentro. Raccogliamo le loro testimonianze, le impressioni emerse a seguito della triste e difficile esperienza vissuta: risultare positivi ad un controllo sanitario. Siamo di nuovo a San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, insieme a Francesco Arcoraci, un Apicoltore molto particolare: è lui il

proprietario degli alveari che sono stati identificati come il “Focolaio n. 1”, il primo apiario dichiarato ufficialmente positivo alla presenza di Aethina tumida in Italia e quindi anche in Europa.
Domanda: «Francesco, come sono andate esattamente le cose?».
Risposta: «Stavo riposando a casa ed è arrivata la chiamata del collega Francesco Artese, presidente di FAI Calabria, che mi ha informato per primo sull’emergenza sanitaria in atto e mi ha chiesto un incontro urgente. In presenza dei Veterinari mi è stato chiesto se mi ero già accorto della presenza di questo parassita nei miei alveari. Ho risposto di no perché vado tutti i giorni in apiario, me ne sarei accorto e avrei lanciato l’allarme. Viene quindi programmata una visita ispettiva per il giorno successivo su 14 dei miei alveari e con esito negativo».
D.: «Sappiamo che è difficile, ma ti chiediamo di andare avanti con il tuo racconto…».
R.: «Dopo alcuni giorni tornano a visitarmi gli esperti del Centro di Referenza Nazionale ed Europeo per l’Apicoltura. Hanno programmato una nuova ispezione con il dottor Franco Mutinelli, un’esperta francese, altri Medici Veterinari e tutti insieme ci siamo messi all’opera per una visita più accurata dei miei alveari».
D.: «I Veterinari erano attrezzati?».
R.: «No, non avevano né fumo, né tuta da Apicoltore e nessuna cognizione apistica. Insomma, mi sono sembrati impreparati. Tanto che mi sono chiesto come potessero classificare un parassita senza nemmeno conoscerlo. A dire il vero, comunque, neanche io lo avevo mai visto».
D.: «Quindi hai prestato la tua collaborazione?».
R.: «Sì, mi sono messo a completa disposizione, abbiamo aperto le casse e ho visto prima degli altri un adulto del coleottero, indicandolo all’esperta francese che con un rapido gesto lo ha preso con le dita e messo in provetta».
D.: «Cosa hai provato in quel momento?».
R.: «Sono rimasto perplesso, non sapevo più cosa dire e cosa fare. Ho temuto che mi stesse succedendo qualcosa di grave».
D.: «E come è andata a finire?».
R.: «E’ successo un patatrac, perché nel proseguire del controllo sono stati trovati altri 12 esemplari adulti di Aethina tumida in 8 dei miei alveari».
D.: «Quanti ne hai in tutto in quella postazione?».
R.: «Sono in totale 44, di cui 10 con melario. Tutte regine giovani, del 2014, alcune del 2013; mi interessa programmare l’allevamento per il prossimo anno. Mi produco le regine da solo, le casse sono state curate da me con impegno, a parte l’aspetto esteriore un apiario modello insomma».
D.: «Da quanto tempo fai l’Apicoltore?».
R.: «Da ventisei anni».
D.: «Dopo il ritrovamento del parassita nel tuo apiario cosa è accaduto?».
R.: «Appena è stata vista Aethina tumida, alcuni Veterinari hanno detto che bisognava bruciare tutto e immediatamente».
D.: «Come hai reagito davanti a queste affermazioni?».
R.: «Mi è crollato il mondo addosso, mi sono anche arrabbiato a dire il vero. Ho provato amarezza, delusione, ho sentito di non essere tutelato dalle Istituzioni perché so che se hanno trovato questo parassita non è certo per colpa mia. E so anche quanto ci tengo alle api, ecco perché ora mi sento con le gambe tagliate».
D.: «Dopo il dichiarato proposito di distruzione immediata degli alveari, cos’altro è successo?».
R.: «C’è stata una lunga consultazione, tra esperti e Veterinari, nessuno mi guardava o mi informava su quello che stava accadendo. Io ero in disparte. Ad un certo punto la dottoressa francese si è avvicinata e mi ha fatto sentire un po’ di calore umano, dicendomi che le dispiaceva tantissimo per quello che mi stava accadendo. Allora ho capito che me li avrebbero bruciati davvero i miei alveari e ora non so di preciso come andrà a finire».
D.: «Poi è arrivato il verbale?».
R.: «Alla fine, prima di andare via, uno dei Veterinari mi ha chiesto di andare presso gli Uffici dell’Azienda Sanitaria per firmare e ritirare il verbale di sequestro. L’ho subito trasmesso al presidente di FAI Calabria perché lo mettesse a vostra disposizione. Adesso, a distanza di qualche giorno, non ho alcun timore che tutti sappiano chi è il proprietario del Focolaio n. 1 di Aethina tumida in Italia. Voglio che tutti possano guardarmi in faccia per conoscere Francesco Arcoraci. Non ho nulla di cui vergognarmi».
D.: «Dopo così tanti anni da Apicoltore che progetti avevi?».
R.: «Il desiderio più grande era quello di trasmettere la mia esperienza e la mia passione ad uno dei miei figli. Perché continuasse, un giorno, a produrre in Calabria un buon miele, un prodotto di qualità e genuino. Noi calabresi amiamo tanto le cose fatte a mano. Mio figlio più piccolo ha 9 anni, pensate che fin dalla prima infanzia era in grado di riconoscere il latte dolcificato con il nostro miele da quello con lo zucchero che rifiutava protestando con la mamma…».
D.: «E ora cosa pensi che succederà?».
R.: «Vista la situazione che stiamo vivendo non so più cosa dire, sono molto confuso, lo ammetto».
D.: «FAI nazionale e FAI Calabria ti saranno vicini fino alla fine. Ma ora arriverà anche l’ordinanza di distruzione. Di fronte a tutto questo, se dovessero davvero chiederti di bruciare i tuoi alveari pensi di opporti?».
R.: «No, ci siamo confrontati con tutti i miei colleghi Apicoltori della zona. Qui siamo in un epicentro, il primo in Italia e in Europa. Siamo tutti d’accordo per la distruzione e se arriverà, 90 su 100 di probabilità, penso che smetterò. Non mi sento tutelato, è chiaro che non ci sono stati i controlli a monte per evitare che questo parassita arrivasse dalle nostre parti».
D.: «Hai comprato api, nuclei, regine dall’estero, da commercianti, da Apicoltori che non conoscevi prima?».
R.: «No, assolutamente no. Le mie api provengono dall’allevamento del collega Artese. Non c’è stato nessuno scambio di materiale biologico, dall’esterno del mio territorio o con altri Apicoltori».
D.: «Dunque se gli distruggeranno gli alveari, Francesco Arcoraci non sarà più un Apicoltore… ho capito bene?».
R.: «Si, non si può continuare ad allevare api in queste condizioni. Una vita di sacrifici e poi un giorno, per colpa di qualche irresponsabile, ti distruggono tutto quello che hai. Sembra che queste nostre amatissime api siano una calamita di disastri in Italia, basta vedere cosa è successo con la varroa. Non si può andare avanti così. Nuove patologie, maltempo, piante che si ammalano… E io che faccio, le tengo lì davanti per guardarle da appassionato le mie api? O quando sarò nonno racconterò ai miei nipoti che una volta ero un Apicoltore?».
D.: «Pensi di poter dare un consiglio a chi dovesse trovarsi di fronte allo stesso problema, cioè ad una diagnosi che conferma la presenza di Aethina tumida?».
R.: «Come Apicoltore, da ormai tanti anni, ne ho sentite e viste di tutti i colori, ho dato molti consigli agli amici, ai giovani e ai futuri Apicoltori. Però ora debbono saperlo tutti che in queste condizioni partiranno già svantaggiati. La situazione è grave, non si può fare apicoltura in questo modo! Se si pensa solo a distruggere gli alveari arriveremo al collasso totale e purtroppo questo sacrificio rischia di non essere sufficiente se non si cambiano anche le regole e se tutti non saranno chiamati a rispettarle.
D.: «Daresti un consiglio anche a chi sta coordinando gli interventi a seguito di questa emergenza sanitaria?».
R.: «Oltre a cercare chi ha Aethina tumida qui nell’epicentro, che pure è cosa necessaria, sarebbe ora che le Autorità andassero anche a cercare da dove è arrivato questo parassita e chi l’ha portato in Calabria. Allora sì che ogni nostro sacrificio porà essere utile a tutta l’apicoltura italiana».

Questa intervista è stata raccolta in presa diretta con il primo Apicoltore calabrese trovato positivo alla presenza di Aethina tumida, all’interno di quella che era già stata circoscritta come “zona rossa” ed epicentro della parassitosi. Nel rilasciare la sua testimonianza l’Apicoltore non era ancora al corrente di quello che sarebbe accaduto successivamente. A distanza di alcuni giorni una squadra di Medici Veterinari e un Apicoltore esterno hanno provveduto all’esecuzione dell’ordinanza di distruzione di un intero apiario di 44 alveari. Francesco Arcoraci, la sera prima, aveva asfissiato tutte le sue famiglie e ha poi collaborato alla loro definitiva distruzione mediante incendio, il primo di una lunga lista. Oggi i focolai positivi nella zona rossa sono diventati 37, buona parte dei quali sono già stati messi al rogo. Finora non è mai stato necessario il ricorso alle Forze dell’Ordine.
Raffaele Cirone


© RIPRODUZIONE RISERVATA
© Foto: FAI/Stefano Dal Colle


FAI -  Federazione  Apicoltori Italiani
Corso Vittorio Emanuele II, 101
IT -  00186  ROMA (RM)
Telefono: +39 06 6877175 - Telefax:   +39 06 6852287
e-mail: – Portale internet: www.federapi.biz
Skype: faiskype.it – PEC:

< Precedente   Prossimo >