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Aethina tumida: Unitą di Crisi a Roma, altri Roghi in Calabria Stampa E-mail
Roma, 7 Ottobre 2014. Trentaduesimo giorno dalla scoperta di Aethina tumida. L’emergenza sanitaria in atto in Calabria è stata oggi passata al vaglio del Ministero della Salute che ha riunito l’Unità di Crisi attivata al fine di raccogliere i dati sulle misure di controllo in atto e sugli scenari che possono delinearsi se la complessa e delicata opera di eradicazione dovesse rivelarsi insufficiente. Riunione a porte chiuse, riservata ai

rappresentanti dei tre Ministeri competenti (Salute, Ambiente, Politiche Agricole), del Centro Nazionale di Referenza per l’Apicoltura, degli Assessorati Regionali alla Sanità, della Task Force Veterinaria della Regione Calabria e delle Forze dell’Ordine. Sull’esito dell’incontro non trapelano notizie, si sa solo che il Ministero della Salute ha particolarmente insistito con i responsabili dei Servizi Veterinari regionali affinché venga prontamente avviata l’opera di monitoraggio richiesta per il rintraccio degli alveari ad elevato rischio di infestazione. Di ufficiale, alla data odierna, solo i dati provenienti dalla Calabria e probabilmente resi noti nel corso dell’Unità di Crisi: gli alveari controllati all’interno della zona rossa sono risultati 2.885, 18 le positività ad Aethina tumida riscontrate, per un totale di 657 alveari. Il dato sugli alveari distrutti è in continua evoluzione, si parla di diverse centinaia, ma gli abbattimenti dei focolai più consistenti, forse proprio i principali, sono proseguiti anche nella giornata odierna e non possono considerarsi esauriti. Ci si chiede perché gli apiari-focolaio maggiormente infestati, quelli con riscontro positivo di parassiti adulti e forme immature (uova e larve) di Aethina tumida, siano stati gli ultimi ad essere abbattuti ed è probabile che sia proprio il gran numero di alveari da incendiare, la necessità di predisporre un sito adeguato ad un rogo di così ampie proporzioni, abbia ritardato all’ultimo momento l’intervento delle squadre dei Medici Veterinari che comunque stanno portando a termine anche questa loro incombenza della cui complessità si è avuta notizia solo oggi. C’è gran fermento, intanto, in seno alla comunità apistica nazionale, dove si sta diffondendo l’interesse per le attività di monitoraggio mediante le apposite trappole cui i Medici Veterinari dell’epicentro calabrese hanno fatto finora ricorso dopo aver evidenziato la presenza di esemplari adulti di Aethina tumida. Le trappole, occorre precisarlo, hanno una funzione diagnostica parziale, esse infatti operano la cattura degli esemplari adulti del piccolo coleottero dell’alveare offrendo una diagnosi di positività ma non di negatività. Per intenderci, se nelle trappole non ci sono esemplari adulti di Aethina tumida non vuol dire che l’alveare non è infestato. Il materiale migliore, comunque, per la realizzazione di trappole diagnostiche molto economiche è commercialmente denominato “polionda”, in polipropilene alveolare, facile da reperire sul mercato. Gli alveoli non debbono essere di misura inferiore ai 3,5 x 3,5 mm e di misura non superiore ai 4,0 x 4,0 mm. La misura ideale delle trappole, invece, è di 10 x 47 cm, un rettangolo che viene inserito tra favi e coprifavo. Sul mercato sono presenti moltissimi assortimenti cromatici del polionda, ma secondo gli esperti del Laboratorio europeo di Referenza per la Salute delle Api di Sophia-Antipolis (Francia) il colore migliore non è il nero, bensì il bianco opaco che lascia scorgere con maggiore facilità la presenza di Aethina tumida. Un’ultima notizia, infine, sulle sostanze che hanno un forte potere attrattivo sul parassita: secondo l’OIE, l’Organizzazione Internazionale della Sanità Animale, le trappole diagnostiche debbono essere “innescate” con aceto o sidro di mele. La notizia è ufficiale, scientificamente fondata e rientra tra le corrette prassi che l’OIE suggerisce al fine del monitoraggio del parassita nelle zone a rischio di infestazione.

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