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Aethina tumida: si fa Terra bruciata, Alveari abbattuti Stampa E-mail
Zona Rossa (RC), 6 Ottobre 2014. Trentunesimo giorno dalla scoperta di Aethina tumida. Oggi tutto si è compiuto, i diciotto apiari nei quali sono stati ritrovati esemplati adulti del piccolo coleottero dell’alveare, due soli dei quali con presenza di larve, sono stati abbattuti così come richiesto dalle ordinanze di distruzione emanate dalla ASP (Azienda Sanitaria Provinciale) di Reggio Calabria e come fortemente sollecitato dal

Ministero della Salute e dalla DG Sanco (la Direzione Generale della Salute) della Commissione Europea di Bruxelles. Ci ha pensato il fuoco a divorare le centinaia di alveari che nel giro di un mese si sono ritrovati infestati da Aethina tumida, e ci hanno pensato gli Apicoltori (ciascuno ha provveduto a eseguire in proprio questa sentenza di morte), sempre in presenza e con la collaborazione dei Medici Veterinari. Una triste sequenza di roghi, tante cupe colonne di fumo, braci ancora ardenti che consumano lentamente gli ultimi resti di legno, cera, api e parassiti carbonizzati. Manca solo un ultimo adempimento, il trattamento con un prodotto larvicida di tutto il terreno circostante. Domani toccherà alle squadre degli incaricati dall’Azienda Sanitaria che porteranno così a termine l’opera di disinfestazione di eventuali parassiti in via di riproduzione. Poi si potrà finalmente dire conclusa anche la Fase 2, quella dell’eradicazione. Gioia Tauro, Rosarno, San Ferdinando, Rizziconi e Candidoni sono i cinque Comuni della Provincia di Reggio Calabria feriti dall’esplosione di questa emergenza sanitaria, un’area che per ora è circoscritta grazie soprattutto all’impegno e al tributo versato dagli Apicoltori di questo territorio. Quando finora si parlava di epicentro era a quest’area che facevamo riferimento, è questa la zona rosso fuoco. Nessun altro focolaio fuori di qui, ma questo non vuol dire che non ci siano altre api infestate, questo non basta a garantire che il rischio Aethina tumida sia stato definitivamente scongiurato. Ecco perché gli Apicoltori e noi con loro esortano le Autorità e i Medici Veterinari a non abbassare la guardia e ad avviare con tutta sollecitudine la Fase 3: la ricerca di focolai ancora silenti, probabilmente presenti in alveari isolati, l’individuazione di chi non osa ancora chiamarsi e farsi chiamare Apicoltore ma ha comunque messo a dimora qualche sciame recuperato nel corso dell’estate. Serve uno sforzo in più, va promosso il passaparola affinché le postazioni minori e non denunciate escano al più presto dall’anonimato: le distruzioni di focolai nella zona rossa non possono limitarsi ai soli alveari censiti o agli Apicoltori che si sono già autodenunciati. Serve un’azione a tappeto equivalente a quella svolta finora, serve una battuta ben programmata del territorio perché gli alveari immolati consentano alla zona verde di rimanere tale. E’ questo che chiedono gli Apicoltori dell’epicentro e noi questo appello lo facciamo nostro e a tutti coloro che possono fare qualcosa chiediamo di fare altrettanto: passate parola, lo chiede l’Italia, lo invoca l’Europa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
© Foto: Francesco Artese
© Mappa: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

(per gentile concessione del Centro di Referenza Nazionale per l’Apicoltura del Ministero della Salute – IZS delle Venezie)



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