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Aethina tumida: inizia la Disinfestazione, si bruciano Apiari Stampa E-mail
Zona Rossa, 4 Ottobre 2014. Ventinovesimo giorno dalla scoperta di Aethina tumida. Alla fine le ordinanze di distruzione sono state notificate e alle cinque del mattino, prima dell’alba, gli Apicoltori in lista sono già in apiario: sigillano le porticine e ogni altra apertura, scoperchiano gli alveari, accendono le pasticche di zolfo, aprono, capovolgono e richiudono il coprifavo. Una dietro l’altra tutte le famiglie di api vengono portate a morte per

asfissia. L’effetto dello zolfo è lento, i Veterinari arrivano attorno alle ore nove. Non vola più niente, non si sente un ronzio. Il gruppo è numeroso (una decina ed oltre), perché  è subito chiaro che anche innescare l’incendio, se ci sono le api di mezzo, non è cosa scontata e sono qui per vedere come si fa, per capire modi e tempi: ad arnie chiuse l’ossigenazione non è sufficiente alla combustione, il miele contenuto all’interno tende a soffocare le fiamme, non si possono bruciare alveari troppo vicini agli interfilari degli agrumeti, vanno operati spostamenti, servono successivi interventi per l’interramento e l’irrorazione di antilarvali. Poi c’è il fattore umano, lo deduci tra rapidi scambi di sguardi e gesti mossi in silenzio: la liturgia della distruzione deve prima trovare un suo senso compiuto, una sua cadenza, una sua ritualità. Mentre le fiamme si alzano, mentre si solleva un fumo denso, l’Apicoltore è lì che aggiusta e ricompone la sua pira e i Veterinari, quasi a volerlo distogliere dal dramma che sta vivendo, lo aiutano a compilare e certificare la dolorosa lista di tutti i materiali che stanno trasformandosi in pura e semplice cenere: famiglia di api con regina, sciame, arnia, porta sciame, telaini da nido, melario, telaini da melario, miele nel nido, miele nel melario, altri accessori, un intero apiario. Sono gli ingredienti del rogo, sono i parametri di calcolo di un indennizzo la cui entità nessuno ancora conosce. Si va sulla fiducia, prevale il senso di responsabilità. Per ora si sa che servono dieci, quindici minuti ad alveare dall’accensione, poi tutto implode e dinanzi alle ceneri fumanti i Medici Veterinari questa volta si separano da chi finora, durante tutti questi lunghi e faticosi giorni, li ha aiutati. Resta l’Apicoltore, in piedi, a far da meridiana sotto il sole di Calabria, la sua ombra segna a terra l’ora esatta in cui Aethina tumida ha decretato che qui qualcuno dovesse essere privato del suo intero apiario. Resta un Apicoltore solo, con il suo bel pezzo di carta in mano: è la cronaca di un incubo minuziosamente verbalizzata, firmata e controfirmata. E prima che si renda veramente conto di cosa sia esattamente successo, prima che il dolore sia rielaborato in presa di coscienza, ci sono già altri Apicoltori, altrove, i cui alveari stanno subendo la stessa sorte. Questa prima esperienza è servita intanto ai Medici Veterinari per capire che per snellire tali procedure sarebbe di grande aiuto un po’ di manodopera avventizia: uno degli Apicoltori si offre, collaborerà all’opera di distruzione degli alveari suoi e di quelli dei suoi colleghi così come fino ad oggi ha collaborato per individuare i focolai. Le altre distruzioni sono già tutte programmate, entro martedì 7 Ottobre 2014 le api dovranno essere tutte soppresse, nei giorni a seguire si dovrà ultimare la disinfestazione col fuoco. La catena di comando è diretta: Zona Rossa, Azienda Sanitaria di Reggio Calabria, Roma, Padova, Bruxelles. Si parla tanto di chi, avendo apiari in zona, sarebbe fuggito quando la presenza di Aethina tumida era stata appena conclamata o subito dopo. Ma pochi sanno che ci sono anche Apicoltori da fuori Regione che hanno lasciato i propri alveari in zona per nomadismo e ora si fanno spontaneamente vivi con i Medici Veterinari preoccupandosi finalmente di far controllare anche le proprie api. C’è tanto di brutto e altrettanto di bello qui dentro l’epicentro, c’è anche molta rabbia ma finora non c’è stato alcun bisogno delle Forze dell’Ordine. Il 4 Ottobre lo ricorderemo come il primo giorno degli abbattimenti e delle distruzioni di alveari nella zona rossa, lo stesso giorno in cui gli Apicoltori già non vedono l’ora di farla finita con questa storia.

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© Foto: FAI Calabria-Federazione Apicoltori Italiani

Ingrandisci la foto con il primo apiario distrutto a causa di Aethina tumida


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