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Aethina tumida: Quindicesimo focolaio, pronti a Distruggere Stampa E-mail
Candidoni (RC), 1 Ottobre 2014. Ventiseiesimo giorno dalla scoperta di Aethina tumida. Senza sosta, le ricerche proseguono ininterrottamente, i dati raccolti sono sempre più numerosi e aiutano, perbacco se aiutano. Andando verso la parte Nord Est dell’epicentro ci si lascia Rosarno alle spalle e sipiega verso l’Aspromonte. A circa 250 metri sul al livello del mare c’è un paesino che si trova giusto a metà strada tra

Laureana di Borrello (sede di un Istituto Penitenziario che ospita alveari, anche quelli ispezionati e risultati indenni) e Serrata. Parliamo del Comune di Candidoni e siamo sempre  in provincia di Reggio Calabria; da qui si gode un colpo d’occhio unico verso la Piana di Gioia Tauro e il Mar Tirreno. Vocazione agricola e ancora agrumicola, aria pulita, meno di 400 anime e tra queste anche un Apicoltore. E’ da lui che la squadra assegnata a questo quadrante, ha individuato il focolaio numero 15: un apiario di 80 alveari, alcuni dei quali contenevano due esemplari adulti di Aethina tumida.  Quanto basta per far scattare l’ordinanza di sequestro. E’ il punto più lontano dall’epicentro, ma siamo sempre dentro la zona rossa. La notizia è di quelle che quasi non fanno più scalpore, ma si compone con tutte le altre che arrivano: un flusso ormai continuo di informazioni, tasselli che aiutano a rappresentare un quadro prima complesso e, ora, finalmente più leggibile. I controlli effettuati oggi sul territorio della confinante provincia di Vibo Valentia sono ancora tutti negativi, sebbene alcune delle Aziende Sanitarie Provinciali non si siano ancora attivate per sopralluoghi a tappeto. Da Catanzaro anche gli esiti del bollettino trasmesso sono chiari: tutto negativo. La Task Force Veterinaria e le altre Autorità sanitarie, intanto, hanno diramato a tutte le ASP della Regione Calabria i modelli unificati per i verbali di sequestro e per le ordinanze di distruzione. FAI Calabria ha chiesto e ottenuto che i verbali fossero integrati con un modello dove i Medici Veterinari della Sanità pubblica dovranno dettagliare tutte le tipologie di materiale apistico individuato in ciascun apiario sequestrato, nel lessico corretto che la nostra professione prevede e con la chiarezza necessaria a non trascurare nulla di quanto, dopo la distruzione, dovrà essere indennizzato. Da notare, a tal proposito, che i verbali di sequestro, dopo ogni ispezione, vengono spiccati anche a chi finora è risultato indenne all’infestazione. Lo richiede la procedura, finalizzata a impedire spostamenti e introduzioni di materiale biologico e attrezzature apistiche. E’ anche un modo questo, vista la situazione e l’esperienza che si sta facendo dentro questo cerchio rosso con 20 chilometri di raggio, per finalizzare i controlli ad un censimento più preciso del patrimonio apistico locale e delle postazioni di apiari presenti su tutto il territorio interessato all’emergenza sanitaria. Tornando verso la Piana, ritrovandosi tra tutti a fare il punto della situazione, è chiaro ormai che si andrà presto alla fase 2: quella della distruzione. Parola che incupisce, ma sono gli stessi Apicoltori - tutti coloro che hanno avuto finora in sorte uno o più di questi piccoli coleotteri dell’alveare - che lo chiedono a viva voce arrivando persino a suggerire ai Veterinari quale sia il modo migliore per procedere all’ormai imminente abbattimento. Nessuno tenterà di sottrarsi a questo dovere, è onore, è dignità, è responsabilità verso gli altri: perché tutti sono ancora convinti che qui l’eradicazione si deve e si può fare. La procedura ufficiale è ora al vaglio della Task Force Veterinaria e del Dipartimento di Prevenzione, sarà presto diramata e presto entrerà in esecuzione. E’ quasi giallo, invece, per l’esito dell’Ordinanza che il 22 Settembre, nel corso dell’Unità di Crisi, era stata annunciata come già firmata, protocollata, trasmessa ai Prefetti e alle Forze dell’Ordine e data quindi per immediatamente esecutiva. Non è stata ancora pubblicata, invece, sul Bollettino Ufficiale della Regione Calabria, eppure dovrebbe ufficializzare le procedure di blocco totale di ogni spostamento di alveari dentro e fuori l’intero territorio. Chi la sa lunga su come vanno le procedure burocratiche ridimensiona le cose, anche questo si farà. Da Reggio Calabria, intanto, è giunta oggi la conferma della seconda partita di referti per il riconoscimento ufficiale della presenza di larve: l’Istituto Zooprofilattico non ha dubbi, si tratta sempre di Aethina tumida le cui forme immature sono state individuate all’interno del focolaio principale, costituito da più apiari. La distruzione, vista l’evoluzione avanzata del ciclo del parassita, partirà da qui per poi interessare tutti gli altri focolai. A San Ferdinando, intanto, oggi si è visto un nugolo di adulti di Aethina tumida in volo, alcuni dei quali sono andati posandosi sulle finestre dei laboratori apistici. Un segnale inquietante, un motivo in più per far presto ciò che gli Apicoltori dell’epicentro vogliono che si faccia: eliminare ogni ulteriore fonte di infestazione. Sarebbe la fine, questa, della triste cronaca odierna di ciò che sta accadendo in Calabria. Poi la FAI nazionale raccoglie un’ultima informazione: a Bari, nella mattina del 1° Ottobre 2014, si è svolta una riunione su Aethina tumida convocata dall’Assessorato all’Agricoltura, presenti anche i responsabili dell’Assessorato alla Sanità, i rappresentanti dei Dipartimenti di Agraria e Veterinaria dell’Università di Bari e dell’apicoltura pugliese. Nel corso di questa riunione, segnala la Professoressa Giuseppina Marilia Tantillo, del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Università di Bari, abbiamo appreso che «Potrebbe essere, ma la notizia è ancora da verificare, sia stato venduto un nucleo di api infestato da Aethina tumida, che dalla Puglia è stato poi trasferito in Calabria». I nuclei, si sa, vengono venduti a primavera: se così fosse, il parassita sarebbe in circolazione da almeno sei mesi…

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© Foto: FAI/Stefano Dal Colle



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