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Aethina tumida: c un Quarto focolaio, Giunta FAI sul posto Stampa E-mail
Gioia Tauro (RC), 23 Settembre 2014. Diciottesimo giorno dalla scoperta di Aethina tumida. Quello che si temeva è oggi realtà: c’è il ritrovamento ufficiale di un quarto focolaio e, con tutta probabilità, ne verrà presto confermato un quinto. In provincia di Reggio Calabria, sia pure tra qualche difficoltà (i veterinari calabresi lamentano la mancanza di dotazioni tecniche come maschere, tute, guanti e trappole per la cattura del parassita), l’Azienda Sanitaria Provinciale si

sta dando da fare e manda avanti l’attività ispettiva nell’area che  viene ancora considerata l’epicentro dell’infestazione. Nonostante l’urgenza, salvo per la provincia di Vibo Valentia dove oggi sono stati effettuati i primi controlli ufficiali (per il momento con esito negativo), nessun altro controllo è stato ancora avviato nelle province di Cosenza, Catanzaro e Crotone. Intanto la Giunta esecutiva della FAI (Presidente nazionale e tre Vice Presidenti) sono arrivati sul posto già da alcuni giorni e stanno incontrando gli Apicoltori, le Istituzioni, i componenti del Direttivo e i Soci di FAI Calabria che grazie al suo presidente Francesco Artese si è messa a disposizione delle Autorità sanitarie e della Task force veterinaria della Regione. Una doverosa vicinanza, quella della FAI, agli Apicoltori che rischiano di perdere la totalità del proprio patrimonio aziendale, ma anche una missione finalizzata alla raccolta di dati e informazioni utili sulla progressione del fenomeno in atto in questo territorio. Il controllo odierno è stato indirizzato verso un Apicoltore circoscritto in una delle aree più sospette: quella al confine con gli altri tre focolai, sempre a ridosso dell’area portuale di Gioia Tauro, questa volta verso Nord, nel comune di S. Ferdinando. Al controllo ufficiale, oltre all’Apicoltore, hanno presenziato anche Raffaele Cirone, Stefano Dal Colle, Giancarla Galli e Francesco Artese, rispettivamente presidente FAI nazionale e Vice Presidenti per il Nord, Centro e Sud Italia. L’Apicoltore si è immediatamente reso disponibile quando la squadra dei quattro medici veterinari lo ha contattato. Al loro arrivo, finita la vestizione con tute e maschere, ognuno dei venti alveari presenti in postazione è stato aperto, ispezionando favo per favo, coprifavo e angoli interni del nido. L’attenzione dei veterinari si concentra sulle porzioni inferiori dei telaini, è richiesta la rapidità nell’estrazione e nella verifica visiva dei due lati del favo perché è lì che normalmente gli esemplari di Aethina tumida si muovono per rifuggire la luce che di colpo li infastidisce. E così è stato: un alveare e un nucleo sono risultati positivi alla presenza del parassita, ritrovato in un apiario di venti alveari. Immediatamente catturati e repertati i due esemplari adulti di Aethina tumida, che ora verranno inviati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale per la conferma ufficiale del riconoscimento. L’ispezione si conclude con il posizionamento delle trappole per la cattura di altri adulti di piccolo coleottero dell’alveare e con la raccolta degli elementi necessari alla predisposizione del verbale di sequestro che inesorabilmente verrà emanato. Ancora una volta però – e la FAI rileva che fino al momento attuale questa è una costante – si ritrovano solo esemplari adulti del parassita, ma niente uova, niente larve, niente pupe. Sarà pur vero che per la legge questi ritrovamenti sono da considerarsi a tutti gli effetti sufficienti per classificare l’apiario come focolaio; non si può però non tener conto del fatto che questi scarabei adulti, che stanno arrivando a casa degli Apicoltori volando e infestando i loro alveari, di certo provengono da un luogo o da un apiario che va considerato il focolaio principale. E’ quello l’epicentro vero e proprio di questo terremoto biologico che sta facendo tremare la Calabria intera, l’Italia e l’Unione Europea nondimeno. E chi sa qualcosa farebbe bene a parlare ora per il bene di tutti visto che, allo stato attuale delle cose, l’idea di un tentativo seppur estremo di eradicazione di Aethina tumida dal territorio potrebbe ancora avere un suo ragionevole fondamento. Ecco perché è di grande valore l’azione che la FAI-Federazione Apicoltori Italiani, d’intesa con l’UNAAPI, ha portato avanti ottenendo dal Ministero della Salute e dalla Regione la garanzia che gli Apicoltori che collaborano alla eradicazione del parassita, anche segnalandone la presenza nei propri alveari, saranno indennizzati laddove si dovesse giungere alle ordinanze di distruzione dei focolai finora rintracciati. Fuori da ogni intendimento polemico (nel pieno di un’emergenza sanitaria come questa serve ben altro), stando sul posto un orientamento viene però emergendo chiaramente: tutti concordano nel considerare le modalità di ritrovamento del primo focolaio, quello segnalato dall’Università della Calabria, come anomalo. Per molti è niente altro che una favola: i parassiti delle api ritrovati dentro i nuclei esca ricordano tanto quella storia dei bambini che nascono sotto i cavoli. Di certo non è una bugia, somiglia piuttosto ad una mezza verità.

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© Foto: FAI-Stefano Dal Colle
I medici veterinari e la Giunta esecutiva della FAI durante al controllo ufficiale che ha consentito il ritrovamento del Focolaio n. 4 di Aethina tumida.



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