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Aethina Tumida: è Fondamentale conoscerne il Ciclo Biologico Stampa E-mail
La conoscenza del ciclo biologico di Aethina tumida, il piccolo ma vorace scarabeo degli alveari, è di fondamentale importanza per evitare di commettere gli stessi errori che sono stati alla base della rapida e disastrosa diffusione di Varroa destructor in Italia. Vediamo di capire come vive questo nuovo e per ora quasi sconosciuto parassita delle api scoperto da soli pochi giorni in provincia di  Reggio Calabria. L’evoluzione

dall’uovo all’esemplare adulto varia dai 31 agli 81 giorni, le temperature ideali per lo sviluppo sono superiori ai 10 °C. La femmina adulta è in grado di dar vita a cinque generazioni all’anno. L’uovo schiude dopo 2-3 giorni dalla deposizione. La larva resta in questo stadio per un periodo variabile dai 10 ai 16 giorni e, una volta ultimata l’evoluzione, esce dall’alveare per andare a compiere la propria metamorfosi nel terreno immediatamente circostante l’alveare. Le larve, viste le dimensioni, non possono passare inosservate all’occhio attento dell’apicoltore che può accorgersi precocemente dell’arrivo del parassita individuandole sia sui favi, sia nel fondo antivarroa e nel terreno prossimo all’alveare. Ecco perché a scopo preventivo occorre fare “terra bruciata” nelle zone immediatamente circostanti ogni apiario. Lo stadio di ninfa o pupa dura dai 15 ai 60 giorni, sappiamo tuttavia che i piccoli coleotteri di Aethina tumida sono spesso in grado di uscire dal terreno già dopo 3-4 settimane. Il piccolo scarabeo è solito volare con il calar del buio ed è particolarmente attratto dall’odore dell’alveare. L’accoppiamento degli esemplari maturi può avvenire sia all’esterno, sia all’interno dell’alveare. In condizioni di grave infestazione si possono contare fino a 30.000 larve dentro ciascun alveare. La vita media di un esemplare adulto di Aethina tumida è di 60 giorni e, sebbene in assenza di scorte alimentari e idriche, il piccolo coleottero è in grado di sopravvivere fino a 5-7 giorni. Gli adulti sono voraci, forano gli opercoli dei favi per nutrirsi principalmente di miele e polline. Le continue perforazioni degli opercoli generano la colatura del miele che va a mescolarsi e contaminarsi con le feci abbondanti liberate delle larve fino a fermentare e sprigionando un tipico e sgradevole odore di putrido. Questa condizione di degrado, in presenza di infestazione di Aethina tumida, può avvenire sia nel nido, sia nel melario e il danno primario scaturisce dalla non commestibilità del miele presente negli alveari. Subito dopo, quando il piccolo scarabeo raggiunge un livello di popolazione insopportabile per la colonia, le api finiscono per abbandonare l’alveare e la reinfestazione che ne scaturisce diventa letale per gli alveari presenti fino a 10 chilometri di distanza.

Foto: © Alex Wild


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