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Aethina Tumida: ecco come fare una diagnosi nei nostri alveari Stampa E-mail

Mentre la notizia sta rimbalzando un po’ ovunque in Italia e nel mondo, la principale preoccupazione è ora quella di diagnosticare tempestivamente questo nuovo parassita che potrebbe essersi inserito a nostra insaputa negli alveari. Ecco come riconoscerlo e scovarlo rapidamente. Lo scarabeo dell’alveare (il piccolo coleottero di fatto gli assomiglia alla perfezione), scientificamente è  classificato come


Aethina tumida Murray; gli esemplari adulti misurano dai 5 ai 7 mm di lunghezza e dai 3 ai 4,5 mm di larghezza, sono di colore chiaro appena dopo la nascita e diventano di colore marrone scuro che può virare fino al nero con il processo di invecchiamento (Foto n. 1 e 2). Come tutti gli insetti il corpo del coleottero si divide in tre parti: il capo, con due tipiche antenne che terminano con un “martelletto”; il torace, tozzo e dalla particolare forma di una mezzaluna seghettata, con tre paia di zampe che favoriscono spostamenti rapidi; l’addome con due elitre che non coprono completamente i segmenti del corpo tenero sottostante. Prima di diventare adulto, Aethina tumida evolve in ciclo a tre stadi: uovo, larva, ninfa. L’uovo è di poco più piccolo di quello delle api, cui comunque assomiglia: dal colore madreperla chiaro, le dimensioni sono di circa 0,26 mm di larghezza e 1,4 mm di lunghezza. Le femmine depositano queste uova negli interstizi dell’alveare e in fondo ai favi vuoti: in genere le uova si presentano come ammassi disordinati (Foto n. 3). Le larve hanno una stretta somiglianza con la tarma della cera da cui si distinguono per la presenza di tre paia di zampe più lunghe della norma (Foto n. 4 e 5), sono di colore biancastro, misurano 10-11 mm di lunghezza. Le larve dopo essersi nutrite di miele, polline e uova, distruggono i favi (Foto n. 6), depositano feci, indeboliscono e portano al collasso le famiglie e migrano all’esterno dell’alveare in forma di pupa (Foto n. 7) che si interra fino a diventare adulta, riemergere dal terreno e rientrare in volo in altri alveari. Tenuto conto di questi elementi basilari, la diagnosi si basa dunque su un meticoloso esame visivo dei favi, delle spaccature e irregolarità interne all’arnia, concentrando l’attenzione nei luoghi più scuri e difficilmente raggiungibili. Aethina tumida, infatti, rifugge la luce tanto è vero che una delle tecniche più collaudate per la diagnosi e la rimozione del coprifavo, la sua collocazione in posizione rovesciata a terra e la sovrapposizione su di esso del melario che va lasciato così per circa un minuto; sollevandolo di colpo si noteranno gli scarabei adulti, se presenti, che si muovono rapidamente sul fondo cercando scampo all’improvvisa presenza di luce. Esclusa l’eventuale presenza di parassiti nel melario, per la corretta diagnosi è bene continuare l’ispezione nel nido, asportando uno alla volta i favi di covata e osservandone la superficie per scoprire sia scarabei adulti, sia larve insediate nelle celle disopercolate. Infine, l’ispezione dovrà concentrarsi sul fondo del nido e in particolare sugli angoli dove Aethina tumida ama rifugiarsi e proteggersi.

 

Esemplare adulto visto dalla parte superiore








Esemplare adulto visto dalla parte inferiore

 
Agglomerato di uova di Aethina tumida


Esemplare di larva vista dalla parte superiore

 





Miele fermentato e altri danni al favo invaso da larve


Stadio di pupa prima dell'interramento


Crediti fotografici:

© La FAI-Federazione Apicoltori Italiani ringrazia Lyle J. Buss (Foto n. 1, 7), Josephine Ratikan (Foto n. 2, 3, 4, 5), Mark Dykes (Foto n. 6) dell’Università della Florida – USA, per la gentile concessione.




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