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Maria Adelaide Vecchi: Regina dell’INA, Ligustica nell’Animo Stampa E-mail
Domenica 29 giugno 2014 si è lasciata andare al suo ultimo respiro Maria Adelaide Vecchi, già direttrice di quello che ancora oggi, in molti, chiamano l’Istituto Nazionale di Apicoltura di Bologna. Parliamo dell’antesignana veste, insomma, di ciò che le grandi riforme della Pubblica Amministrazione avrebbero collocato, in anni più recenti, in seno all’ampio organigramma del CRA, il Consiglio della Ricerca in Agricoltura, ribattezzandola Unità di Apicoltura e Bachicoltura.
Derive del nostro tempo, detriti ancora alla deriva. Eppure la professoressa Vecchi proveniva da quella prestigiosa scuola che in seno all’Alma Mater Studiorium, l’Università degli Studi di Bologna, aveva visto l’Istituto di Zooculture partorire svariate figure di grande preparazione e rilevanza scientifica: una generazione di studiosi che, senza voler scomodare troppo lontane pagine di storia, si fece notare per la grande dedizione a ciò di cui in quegli anni c’era forte bisogno in seno alla comunità degli apicoltori: emiliana, italiana, internazionale. Gli studi sulla genetica dell’ape italiana e non solo, la classificazione morfometrica come metodo, la patologia apistica come sapere scientifico che non viene meno al bene superiore dell’ape, gli assi portanti di un impegno che l’INA degli esordi con la direttrice Ida Giavarini in testa fece da apripista alla sua erede Maria Adelaide Vecchi; figure ormai mitiche attorno alle quali si andò via via aggregando l’altrettanto grande maestria scientifica e professionale di uno staff per gran parte al femminile (Giulia Giordani, Mirella Leporati, Anna Gloria Sabatini che sarebbe succeduta alla direzione dell’INA a partire dal 1992). Fu l’avvio, quello della giovanissima Maria Adelaide Vecchi ad inizio degli anni ’60, di un percorso in continua ascesa organizzativa, strutturale, scientifica: percorso che si affermò tanto in Italia quanto all’estero in virtù di quella propensione generosa che “la Vecchi” aveva di partecipare agli incontri degli apicoltori, di seguire i Congressi internazionali, di mettere le proprie conoscenze a confronto con quelle dei colleghi di fama con i quali la vicenda “dello scienziato apistico” si legherà indissolubilmente alla stima, prima, e poi all’amicizia personale: ricordando tra questi Friedrich Ruttner, massimo esperto sulle razze apistiche nel mondo al quale dobbiamo il riconoscimento in Italia e su scala planetaria del valore della Ligustica, come di Hans Wille che nell’Istituto di Liebefeld amava coltivare studi sulle strategie di sopravvivenza delle api di cui Maria Adelaide Vecchi era semplicemente affascinata. Si congederà dal suo ruolo di “zia” - non già direttrice, capo gerarchico, dirigente superiore, divise che non volle mai indossare - dei suoi più stretti e amati collaboratori nel 1992 anno in cui la Vecchi lascia il mondo delle api cui aveva dedicato tutta se stessa fino a farlo – come oggi ricorda l’attuale Direttore dell’INA o CRA-Unità di Apicoltura che dir si voglia, il Dr. Marco Lodesani – la sua vera, unica e amatissima ragion di vita. E’ lui che nel momento del lutto, insieme ad altri e noi nondimeno, ricorda il valore del tratto umano di questa donna di grande statura appartenuta alla comunità scientifica e apistica nazionale e internazionale. Colei che vedeva quell’Istituto - laboratorio multidisciplinare di ogni più segreto intimo dell’ape e delle regine in particolare - la propria famiglia, la propria cifra esistenziale. Il luogo in cui l’arrendevolezza alle tentazioni dell’essere un luminare dell’insetto sociale per eccellenza non era mai apparsa e non aveva mai trovato altra forma espressiva se non la dedizione totale, il rispetto per il sapere altrui, la modestia che oggi lascia trasparire il valore di una lezione umana che va oltre il bene procurato all’apicoltura tutta. Fu anche, Maria Adelaide Vecchi, un componente di riferimento nel Consiglio Direttivo nazionale della FAI-Federazione Apicoltori Italiani, che oggi la ricorda con nostalgia per la dimensione incolmabile dell’apporto profuso, anche in campo organizzativo, improvvisamente venuto a mancare. A me personalmente, per avermene la “Dede” fatto dono, resta l’autorizzazione ricevuta ad appellarla con quel diminutivo; resta anche quel sorriso discreto che sta per farsi allegra e compiaciuta risata quando, nei momenti del protocollo estremo, era persino capace di stupire i suoi interlocutori con qualche battuta. Indimenticabile il giorno in cui, dinanzi ad un intricato percorso decisionale del Direttivo FAI, declamò a menadito: «C'è un'ape che si posa su un bottone di rosa: lo succhia e se ne va. Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa.». Era la “Felicità” di Trilussa, che Maria Adelaide Vecchi volle interpretare misuratamente, rappresentandolo ai “tutti maschi” che decidevano sulle sorti dell’apicoltura, al pari di una “stellata” e discreta regina romana, mai dimentica della sua “bolognesità” e Ligustica nel suo animo più profondo! Ciao Dede, l’apicoltura italiana tutta tributa ora a te un piccolo ma affezionato ricordo.

Raffaele Cirone
Presidente FAI – Federazione Apicoltori Italiani


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