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Giorgio Celli: l’Animale che immagina, l’Ape che ragiona Stampa E-mail
Lo hanno ricordato, a circa tre anni dalla sua scomparsa, tutti coloro che con lui hanno incrociato le proprie rotte esistenziali e professionali. Un convegno, quello organizzato l’11 aprile 2014 a Crespano del Grappa, cui in tanti hanno portato il loro personale contributo per ricomporre, tratto dopo tratto, la figura poliedrica, le opere, l’amore per le api e per la natura di Giorgio Celli: professore di Entomologia all’Università di Bologna, parlamentare europeo, etologo,

divulgatore scientifico, ma anche attore teatrale, autore di gialli, saggista, critico letterario e noto volto televisivo. Il figlio Davide, i colleghi dell’Università di Bologna Stefano Maini e Paolo Radeghieri, l’eurodeputato Andrea Zanoni, l’allievo oggi chef Corrado Assenza, l’assistente e collaboratore Claudio Porrini che oggi ne interpreta il sapere apistico, il drammaturgo, saggista e attore Claudio Beghelli, erede lui più di tutti della memoria storica di questa eminenza grigia del sapere letterario e scientifico che Giorgio Celli è stato. Si è dipanata così, la densa giornata che Giuseppe Morosin, promotore dell’iniziativa, ha voluto collocare nella cornice dell’Istituto Alberghiero IPSAAR Maffioli di Crespano del Grappa, in provincia di Treviso, con il pieno coinvolgimento dei tanti studenti che si sono adoperati, ricco menù a base di miele incluso, per la migliore riuscita della manifestazione. Aneddoti e testimonianze tra le quali si colloca quella di Raffaele Cirone, intervenuto in veste di presidente della FAI ma, prima ancora, di grande ammiratore di Celli e fin dagli esordi. “Ho conosciuto Giorgio nel 1980 – ha confidato ai presenti – per aver allora preso parte, come apicoltore, ad un corso di specializzazione per esperti in patologia apistica organizzato presso l’Istituto Nazionale di Apicoltura di Bologna. Fu l’inizio di un rapporto d’amicizia che sarebbe durato trent’anni lungo i quali Celli non ha mai fatto mancare – a me e agli apicoltori che oggi rappresento - pareri scientifici, consigli tecnici, aiuto concreto e indirizzi operativi ogni volta che la più insidiosa delle “malattie” colpiva le api: l’uso indiscriminato dei pesticidi. Ma anche quando - ha ricordato Cirone – Giorgio Celli e i suoi collaboratori ci affiancarono per dimostrare che il miele non era davvero il prodotto radioattivo che la stampa dava in pasto all’opinione pubblica, all’indomani dell’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl, per difendere ben più importanti interessi immolando l’apicoltura”. Arrivando ai tempi più recenti, Cirone ha chiarito come “non si possa non ricordare che gli apicoltori italiani debbono a Celli la primogenitura dell’idea dell’ape come strumento di bio-monitoraggio ambientale, idea sulla quale abbiamo potuto fondare, con il necessario rigore scientifico, le successive azioni che hanno portato l’Italia e altri Paesi europei alla sospensione cautelativa dei neonicotinoidi”. Mai si negò infine, questo grande amico delle api, alle richieste di un confronto con gli apicoltori, partecipando ai convegni in cui la FAI lo volle ospite e relatore in particolare all’Apimell di Piacenza. Interventi illuminanti, l’ultimo dei quali, nel 2008, è stato fatto riascoltare ai presenti al convegno di Crespano. “Era quello l’anno, ha concluso Cirone, in cui Celli mi chiese di scrivere una prefazione al suo ultimo libro apistico, La Mente dell’Ape – Considerazioni tra Etologia e Filosofia: ne trassi l’occasione per esplorare mondi a me sconosciuti e per imparare l’ultima delle lezioni di questo straordinario personaggio: l’ape e l’uomo hanno geni comuni, cervelli equivalenti, capacità affini. Riascoltare la sua voce oggi, rileggere i suoi messaggi, ha il valore di far rivivere il grande lascito che Celli ha donato agli apicoltori. Valori che hanno fatto maturare in noi la consapevolezza dell’importanza del lavoro che svolgiamo, ha concluso Cirone, e che noi tutti oggi abbiamo il dovere di restituire, con altrettanta passione, all’ape e al suo futuro”.



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