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Costa : se sono Api di origine Locale sopravvivono pił a Lungo Stampa E-mail
I fenomeni di mortalità degli alveari registrati negli ultimi anni non dipendono solamente dall’effetto avverso di pesticidi e parassiti, ma anche dall’origine genetica dei ceppi di api. L’evidenza di questo dato è stata presentata da Cecilia Costa, del CRA-API, nell’ambito del suo intervento sul tema “Autoctonia e Biodiversità: l’Ape migliore al posto giusto”, presentata nel corso del Convegno nazionale che la FAI ha organizzato in occasione dell’Apimell. Esiste infatti un asse di ricerca, nell’ambito della

Rete europea Coloss, seguito specificamente dal gruppo di lavoro “Vitalità e diversità delle api”, che già da tempo sta indagando sull’impatto che l’origine genetica delle api ha sul loro stato di salute e sulla capacità di sopravvivenza. La ricercatrice del CRA-API ha descritto i dati di un esperimento basato sul confronto tra api di origine locale e api di origine non-locale: sono state utilizzate 621 colonie di 18 origini genetiche, appartenenti alle sottospecie europee di Apis mellifera carnica, ligustica, mellifera, macedonica e siciliana. Gli apiari di valutazione erano localizzati in 16 apiari in diversi paesi europei le cui colonie sono state mantenute senza trattamento chimico contro la varroa per l’intera durata dell’esperimento (iniziato nell’estate del 2009 e concluso nella primavera del 2012). Durante questo periodo le colonie sono state monitorate valutando oltre alla sopravvivenza, dati di sviluppo, produttivi, comportamentali e patologici (livelli d’infestazione da varroa, infezione nosema, alcuni virus). Alla fine dell’esperimento erano ancora vive il 16% delle colonie iniziali. Analizzando i dati nel loro complesso è stato possibile constatare che le colonie di origine locale sono sopravvissute mediamente 80 giorni più a lungo rispetto alle colonie di origine non locale. Nel caso delle malattie considerate, inoltre, la Costa ha sottolineato come l’analisi approfondita di un apiario con 5 origini genetiche ha evidenziato una minor suscettibilità delle colonie di origine locale. In generale, oltre a sopravvivere mediamente più a lungo, le colonie di origine locale sviluppavano con più api, tendevano a raccogliere più miele, ed erano meno aggressive. “Complessivamente – ha concluso Cecilia Costa, il cui intervento è stato presentato nell’ambito del Programma Apiscampus del CRT4-Salvaguardia dell’Ape Italiana - il nostro esperimento ha mostrato che c’è una grande diversità nelle popolazioni di api europee che dimostra e assicura la loro adattabilità. Questa diversità merita di essere conservata anche mediante lo sviluppo di attività di selezione che partano dalle popolazioni locali”. Un dato che deve far riflettere e che reca, laddove ce ne fosse ancora bisogno, un chiaro elemento rafforzativo alla necessità di fare ricorso alle api presenti sul nostro territorio piuttosto che a quelle provenienti dall’estero.

FAI-Apimell 04 – Continua…




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