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Lodesani: le Regine artificiali non Preservano la Biodiversitą Stampa E-mail
Migliaia di regine allevate a partire da pochi esemplari, la pratica intensiva del nomadismo e il nomadismo di allevamento regine, le importazioni di api regine da Paesi europei e da altri continenti, la diffusione di linee di api artificiali quali l’ape Buckfast, l’inseminazione strumentale incontrollata: sono tutti fattori che  contribuiscono a interferire sulla qualità del patrimonio genetico dell’ape italiana, peggiorandolo e talvolta persino compromettendolo

irrimediabilmente. E’ quanto è scaturito dall’intervento di Marco Lodesani, Direttore dell’Unità di Ricerca di Apicoltura e Bachicoltura del CRA-API, al Convegno nazionale che la FAI ha organizzato a Piacenza. La sua relazione sul tema “Curiosità e Peculiarità sulla Genetica della Colonia di Api” ha aperto i lavori della Sessione formativa APISCAMPUS che la FAI, in veste di CRT 4 per la Salvaguardia dell’Ape Italiana, ha svolto in questa occasione. Stando dunque alle corrette regole della genetica apistica, risulta chiara la minaccia, in Italia e in Europa, a due dei principali componenti della biodiversità di Apis mellifera: 1) la presenza di popolazioni locali; 2) la diversità genetica presente nelle popolazioni locali. “Questa variabilità genetica è importante – ha sottolineato il Direttore del CRA-API - non solo come parte dell’eredità biologica europea, ma anche come fonte di variabilità per il futuro miglioramento dell’ape a fini zootecnici, per esempio quando si vuole andare alla ricerca di un carattere di resistenza a nuove malattie o a quello di adattamento a condizioni ambientali e climatiche mutate”. Ecco perché ogni volta che si parla di caratteristiche delle api, occorre sempre ricordare che: 1) ogni razza è il prodotto di una lunga evoluzione temporale che ha determinato un equilibrio fra i componenti del proprio patrimonio genetico (coadattamento); 2) l’incrocio fra individui geneticamente distanti (come di solito è per quello inter-razziale) rompe il coadattamento e produce nuove combinazioni genetiche squilibrate; 3) nel corso del tempo queste combinazioni potrebbero riadattarsi, creando poi novità genetiche e caratteri indesiderati se non addirittura pericolosi; 4) una naturale diversità genetica significa una maggiore capacità di resistenza nei confronti dei nuovi «fattori di disturbo»: quanto più è diversificato e ricco, mentre gli individui «specializzati» sono più vulnerabili e rischiano il collasso qualora intervengano cambiamenti che direttamente mettano in crisi le poche risorse genetiche presenti. Tutti elementi, quelli puntualmente richiamati dal Direttore del CRA-API Marco Lodesani, che non possiamo continuare a trascurare o a mettere in secondo piano rispetto alla scelta di impiegare regine e api solo in funzione dei loro caratteri produttivi estremi invece che associarli alle primordiali doti di rusticità, fitness e biodiversità. Le regole della genetica servono anche a questo: non a limitare o favorire l’operato di qualcuno, bensì a preservare l’interesse collettivo dell’apicoltura italiana.

FAI- Apimell 02 – Continua…




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