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Salvare l’Ape italiana: ora ci sono gli Strumenti necessari Stampa E-mail
Un comparto che, nonostante le problematiche emerse in questi ultimi anni, specie quelle legate alla moria delle api, è riuscito a raggiungere una buona produttività, garantendo la diversità e la qualità delle sue produzioni con un patrimonio apistico di 1.560.000 alveari in mano a 55.000 apicoltori. Una legge che riconosce l'apicoltura come attività di interesse nazionale utile per la conservazione

dell'ambiente naturale, dell'ecosistema e dell'agricoltura ed è finalizzata a garantire la biodiversità di specie apistiche, con particolare riferimento alla salvaguardia della razza di ape italiana. Un Ministero impegnato – quello delle Politiche Agricole – a sostenere il miglioramento genetico dell’ape italiana perché è la migliore possibile per versatilità, produttività, docilità, scarsa propensione alla sciamatura e tolleranza alle malattie. Ma anche un Albo Nazionale degli Allevatori di Api Italiane che si occupa del miglioramento genetico delle sottospecie autoctone di Apis mellifera allevate in Italia e ha pertanto lo scopo di indirizzare, sul piano scientifico, l'attività di allevamento e di selezione; un Albo che, sebbene non sia ancora rappresentativo, merita di essere allargato a tutti coloro che fanno selezione nel nostro Paese. Quattro centri nazionali di riferimento tecnico, i cosiddetti CRT, di cui uno, affidato alla FAI, che si deve specificamente occupare di salvaguardia italiana promuovendo la diffusione delle tecniche di allevamento e selezione delle api regine, diffondendo sul territorio le migliori linee genetiche, monitorando e valutando le effettive caratteristiche ottenute dalla selezione, facendo assistenza tecnica apistica e formazione di tecnici ed apicoltori. E’ questo il modello di apicoltura, cui l’Italia deve tendere, prefigurato da Giuseppe Cacopardi, il Direttore Generale del Ministero dell’Agricoltura, intervenuto al Convegno nazionale che la FAI ha organizzato a Piacenza in occasione del 31° Apimell. “Questo importante Convegno e la Sessione formativa del Programma APISCAMPUS – ha ricordato il Direttore Cacopardi – va ad arricchire il percorso di alta formazione specialistica promosso dal CRT4 della FAI”. E’ l’inizio di una indispensabile azione di contrasto al fenomeno dell’ibridazione messo in moto dallo sviluppo dei metodi dell’apicoltura moderna e che rende oggi problematica la conservazione delle sottospecie nel loro territorio di diffusione naturale: il commercio su grandi distanze di regine e colonie d’api, gli spostamenti di interi apiari e la pratica del nomadismo sono fattori che favoriscono l’erosione genetica dell’ape italiana. Ecco perché, ha concluso il Direttore Generale del Mipaaf, “ora occorre un maggior coordinamento tra tutte le Organizzazioni, un fare «Sistema» che veda il tema della biodiversità e della salvaguardia dell’ape italiana, al centro delle future discussioni e degli approfondimenti tecnici di medio e lungo periodo” dal quale dipende il conseguimento dell’obiettivo delineato dal CRT 4.

FAI- Apimell 01 – Continua…


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