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Neonicotinoidi : l’Agricoltura rinunci o sarà una Catastrofe! Stampa E-mail
Messo così pare un anatema, in realtà è quanto si è percepito chiaramente durante le giornate alla Corte Benedettina di Legnaro (PD), organizzate dall’Agenzia regionale “Veneto Agricoltura” e conclusesi con un forum sul tema “Neonicotinoidi – Aggiornamenti scientifici e normativi”. Ha aperto i lavori il dott. Lorenzo Furlan (nella foto) spiegando lo scopo di questo momento conclusivo di una settimana di incontri: giungere ad una visione solo scientifica sulla

problematica dei neonicotinoidi. Attraverso il lavoro di una task force composta da tecnici e scienziati provenienti da tre continenti (America, Asia, Europa), operativa ormai da quattro anni, che ha esaminato tutti gli aspetti relativi all’utilizzo di prodotti sistemici in agricoltura, puntando all’obiettivo di capire cosa si può proporre e, sempre su base scientifica, per eventualmente poter convivere con l’impiego di queste molecole. Il primo Relatore Maarten Bijleveld, Presidente della Task Force on Systemic Pesticides (TFSP), ha spiegato i motivi della nascita di questa unità di ricerca: ciò che emerge è che attualmente solo l’Europa ha affrontato il problema, strattonata da tutte le parti dai diversi portatori di interessi. Il dato dal quale partire ora è il seguente: l’apicoltura è calata di due terzi nel mondo e i neonicotinoidi non influiscono negativamente solo sulle api bensì su altri insetti e persino sull’ambiente marino e sulla salute umana. Questa Task Force creata nel 2009 ha dichiarato che, come già successo 50 anni fa con il DDT, ci troviamo di fronte ad una potenziale catastrofe ambientale. Sempre della Task Force TFSP sono poi intervenuti Dominique Noome e Martin Wiemers presentando la valutazione sul più contestato dei neonicotinoidi, l’imidacloprid: immesso nel mercato nel 1991 è pericoloso perché persiste nel terreno, ha una tossicità 7.200 volte più forte del DDT e la sua dose letale è migliaia di volte inferiore a quella del DDT. Andrea Tapparo, dell’Università degli Studi di Padova, ha presentato un primo bilancio a cinque anni dal provvedimento di sospensione delle conce con neonicotinoidi in Italia. Gabriele Zecchin – Servizio Fitosanitario della Regione Veneto, ha illustrato le nuove disposizioni relative ad autorizzazioni ed impieghi di questi prodotti. Vincenzo Girolami e Mario Baldessari, rispettivamente dell’Università di Padova e della Fondazione E. Mach di San Michele all’Adige (TN), hanno presentato un’esperienza di difesa integrata nella coltivazione della vite e di alcune frutticole in alternativa ai prodotti neonicotinoidi. Lorenzo Furlan, a nome di Veneto Agricoltura, ha proposto alcune ipotesi di difesa integrata con la rotazione delle colture: strategie che ridurrebbero senza alcun dubbio l’impatto ambientale.

Franco Mutinelli – Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha rilevato che la situazione dell’apicoltura italiana è decisamente migliorata in seguito al decreto di sospensione dei neonicotinoidi:  rispetto al 2008 - 2009 (perdite del 38%) le mortalità invernali rilevate nel 2011 e 2012 sono nell’ordine di grandezza inferiori al 10%. Claudio Porrini, dell’Università degli Studi di Bologna, ha riportato le indicazioni emerse dal progetto “Apenet” e un rapporto sui dati emersi, partendo dai sistemi di indagine del rischio derivante dalle semine del mais, di raccolta dei dati e soffermandosi sulle possibili concause che favoriscono il collasso delle famiglie d’api. Oltre ai rappresentanti dei maiscoltori, delle organizzazioni agricole (molto discussa la posizione di Coldiretti che suona come “prima di tutto il mais”) e delle Ditte produttrici di fitofarmaci, erano presenti numerosi Apicoltori e i vertici delle Organizzazioni Nazionali FAI e UNAAPI che hanno presentato un documento congiunto affinché le istituzioni competenti tengano conto delle particolari caratteristiche dell’ape come insetto utile per l’agricoltura.



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