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Apiterapia : il Veleno dell’Ape può prevenire l’Aids Stampa E-mail
Le api contro l’Aids, la peste del terzo millennio, come Davide contro Golia. La lotta sembra impari, ma è molto probabile che a vincerla sia proprio il nostro piccolo insetto da allevamento. La notizia questa volta arriva dagli Stati Uniti d’America dove i ricercatori hanno dimostrato che grazie ad alcune nanoparticelle la tossina contenuta nel veleno delle api può essere trasportata all’interno del virus dell’Hiv (comunemente noto come Aids) lasciando intatte tutte le

altre cellule dell’organismo umano colpito da questa sindrome. La metodica è stata messa a punto presso i laboratori di ricerca della Washington University School of Medicine e pubblicato sulla rivista di Terapia Antivirale. Secondo gli scienziati americani questa scoperta rappresenta un importante passo avanti verso lo sviluppo di un gel vaginale che potrebbe prevenire la diffusione del virus dell'Aids. Joshua L. Hood, uno degli autori della ricerca, reputa infatti che "nei posti dove l'Hiv si sta diffondendo in maniera più vasta, le persone possano utilizzare questo gel per fermare l'infezione iniziale". Di fatto, per gli addetti ai lavori del settore dell’Apiterapia, la scienza che studia le applicazioni mediche dei prodotti dell’alveare, non si tratta di una novità. E’ da tempo noto, infatti, che il veleno delle api contenga “melittina” una proteina altamente tossica che le api hanno messo a punto per garantire la sopravvivenza della propria specie. Oggi però, ecco la clamorosa svolta, l’azione della melittina come agente distruttore del virus dell’Hiv è un dato dimostrato scientificamente che trova diretta e concreta applicazione in campo medico, grazie alla messa a punto del veicolo organico mediante nanoparticelle. Ne potrebbe derivare, secondo gli scienziati, un’ulteriore applicazione  per iniezioni via endovena teoricamente in grado di ripulire completamente i virus dell’Aids dal flusso sanguigno dei soggetti infettati. La speranza è sempre l’ultima a morire e l’ape, di certo, ha ancora molto da svelare all’uomo in questo innovativo campo delle applicazioni mediche.



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