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Cirone, Calabrese, Felicioli : Pensare l’Ape in modo diverso Stampa E-mail
L’ape è il più piccolo ruminante della zootecnia italiana: chi la alleva ha la delicata missione di produrre alimenti di elevata qualità e mediante un complesso superorganismo di cui non conosciamo ancora abbastanza, specie quando si parla del suo benessere in relazione a quello dell’uomo. E’ il taglio che ha preso il Convegno nazionale svoltosi lo scorso 4 marzo 2013 a Piacenza, nell’ambito della


30° edizione dell’Apimell. Due soli relatori, quest’anno: Antonio Felicioli del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell'Università di Pisa e Giorgio Calabrese docente di Nutrizione umana all'Università del Piemonte Orientale ad Alessandria, coordinati da Raffaele Cirone, presidente della FAI-Federazione Apicoltori Italiani. Il più bel convegno di sempre, stando ai commenti e all’entusiasmo che a fine lavori la platea ha tributato agli organizzatori che, Associazione Provinciale Apicoltori Piacentini in primis, avevano scommesso su una formula innovativa, parecchio lontana dal tradizionale convegno tecnico di apicoltura. Trattando il tema del “Più Benessere per l’Ape”, Felicioli ha preconizzato un nuovo profilo di competenza per l’apicoltore, quello dell’ecologo. Cos’altro è l’allevatore di api del nostro tempo, si è chiesto lo studioso pisano, quando vediamo persone che nel perseguire il benessere animale di un super-organismo, debbono confrontarsi con diversi nemici ambientali: le coltivazioni estensive, le patologie delle piante, i problemi climatici. Tutti i prodotti dell'alveare, dunque, provengono da un eco-sistema naturale che l'allevatore di api deve aiutare a realizzare attraverso il mantenimento di un delicato equilibrio, tanto più quando ne derivano alimenti destinati al consumo umano. E’ su queste considerazioni che Calabrese ha innestato il tema del “Più Salute per l’Uomo”, ricordando che il miele non è un semplice edulcorante, ma un alimento straordinario, come del resto tutti i prodotti dell'alveare che contribuiscono a garantire qualità di vita. Come tutti i cibi, ha sentenziato il noto nutrizionista, non vanno divinizzati, ma opportunamente valorizzati per ciò che hanno di buono in sé. Visioni convergenti, tra i due relatori, ma anche un diverso modo di concepire benessere dell’ape e salute dell’uomo, come ha ricordato il moderatore Cirone: la prima convergenza è che il benessere dell’ape è un ambito complesso dove tutto quello che fa l’uomo può compromettere la biologia stessa di un superorganismo; la seconda visione comune è che la biologia di questo insetto sia una disciplina che merita ancora di essere ampiamente approfondita visto che da così complessi alimenti quali i prodotti dell’alveare possono arrivare importanti e inattese risposte anche in campo medico.

Nella foto, da sinistra: Fontanabona, Calabrese, Cirone, Felicioli



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