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Apimell 2012: il Mercato del Miele č in Crescita costante Stampa E-mail
Non c’è apicoltura senza mercato. E non c’è mercato se le regole non sono certe e paritetiche, se non si conoscono i nostri competitori, se una volta salvate le api non sappiamo qual è la tipologia del prodotto che remunera meglio il lavoro degli apicoltori italiani. Sono le conclusioni cui sono giunti i relatori del Convegno nazionale, che la FAI-Federazione Apicoltori Italiani ha organizzato in occasione del 29° APIMELL, svoltosi a

Piacenza lo scorso 4 marzo. Roberto Pinchetti, dell’Associazione Provinciale Apicoltori Piacentini ha aperto i lavori chiarendo agli apicoltori perché si è voluto un convegno in controtendenza: parlare di mercato, mentre le api muoiono, significa non perdere di vista il futuro dell’allevamento apistico. Gabriele Canali, professore di Economia agroalimentare e ambientale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, ha delineato gli scenari produttivi e del mercato europeo e internazionale. Andrea Rigoni, imprenditore della Rigoni di Asiago Spa, ha descritto cosa chiede il mercato e come opera l’industria confezionatrice, specie quella italiana, nell’ambito della Grande Distribuzione Organizzata. Come si giunga all’autorizzazione di un farmaco veterinario in apicoltura, garantendo così la qualità del miele e la sua migliore remuneratività sui mercati, è stato il tema trattato da Salvatore Macrì del Dipartimento della Sanità Pubblica Veterinaria presso il Ministero della Salute. In quest’ottica è stata presentata, in anteprima nazionale, la nuova specialità veterinaria Thymovar. Lo ha fatto Ralph Schmidgall della BioVet, la società svizzera che ha messo a punto il nuovo antivarroa ormai pronto per entrare anche sul mercato italiano. Norme, criticità e potenzialità dell’apicoltura italiana, infine, rappresentano il contesto di riferimento in cui Raffaele Cirone, presidente della FAI, ha collocato i dati emersi nel corso del convegno che ha raggiunto lo scopo che si era dato: guardare oltre l’orizzonte per capire dove sta andando l’apicoltura. La produzione mondiale di miele è in crescita costante e, mentre le importazioni sono stabili o in debole flessione, si assiste ad una crescita delle esportazioni e dei prezzi del miele. L’Italia, negli ultimi tre anni, ha più che raddoppiato la propria presenza sui mercati europei e internazionali, dove il prodotto è più remunerato di quello venduto sul mercato interno. A casa nostra intanto, la vendita diretta non riesce a ritagliarsi più del 10% del mercato: tutto il resto del miele finisce sui banchi della Grande distribuzione, che si confronta con 140 confezionatori industriali. Il consumo nazionale, infine, è ancora troppo basso: gli indicatori rilevati dicono che in Italia, a malapena, si mangiano 200 grammi/pro-capite l’anno di miele. La frammentazione dell’offerta è talmente elevata da lasciare ampi spazi di manovra ai marchi commerciali stranieri, che guardano con grande interesse al nostro mercato. Ci sono dunque non poche opportunità per crescere, sia in Italia, sia nel resto del mondo: serve però un’azione coordinata che garantisca flussi, prezzi, promozione e collocazione di un prodotto - il miele italiano – che ha le carte in regola per garantire soddisfazioni economiche agli apicoltori. Tutti concordi, infatti, sulla qualità intrinseca del nostro prodotto nazionale le cui caratteristiche sono un passaporto valido in tutto il mondo. (Primo lancio – Continua…)

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Nella foto, da sinistra: Gabriele Canali, Raffaele Cirone, Andrea Rigoni, Salvatore Macrì, Ralph Schmidgall.



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