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Malattie animali : la mancata Denuncia č Reato Penale Stampa E-mail
“La mancata o tardiva notifica di una malattia infettiva e diffusiva, oltre a impedire l’applicazione delle norme vigenti in materia di prevenzione ed eradicazione delle patologie soggette a denuncia obbligatoria, si configura giuridicamente come un reato punibile ai sensi dell’articolo 500 del Codice Penale”. Lo ricorda il Ministero della Salute, in una nota datata 12 novembre 2011, diffusa all’Istituto Superiore di Sanità e

a quello per la Protezione e la Ricerca Ambientale, agli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, ai Servizi Veterinari delle Regioni e delle Province Autonome, ai Presidi delle Facoltà di Medicina Veterinaria e agli Ordini professionali del Medici Veterinari. Il chiarimento del Ministero della Salute trae spunto dal fatto che, molto spesso, presso le Università e gli Enti di ricerca, vengono isolati agenti infettivi di malattie per le quali il Regolamento di Polizia Veterinaria prevede l’obbligo immediato di denuncia all’Autorità competente. Nel caso delle api, ad esempio, questo obbligo riguarda varroatosi, peste americana ed europea, nosemiasi (nella forma tradizionale Apis e non nella variante Ceranae, ndR), acariosi, Aethina tumida (lo scarabeo dell’alveare, ndR) e Tropilaelaps spp. (un acaro simile alla varroa, ndR). In sostanza, la nota del Ministero della Salute sembra avere il tenore di un richiamo a quanti - veterinari pubblici e liberi professionisti, proprietari e detentori di animali, presidi delle Facoltà di Medicina Veterinaria, direttori degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali e degli Enti di ricerca – sono a conoscenza o accertano malattie, ma non le denunciano. Un’omissione che comprende anche i casi in cui gli agenti di queste malattie vengono isolati nell’ambito di Piani di ricerca i cui contenuti, lamenta il Ministero, sono spesso ignoti. Non è una questione di “lana caprina”, visto che l’articolo 500 del Codice Penale, riferito alla “Diffusione di una malattia delle piante e degli animali”, prevede che chi si macchia di questo reato sia punibile con una sanzione da 103 a 2.065 euro e la reclusione da uno a cinque anni. La Giurisprudenza in materia, peraltro, dà piena ragione al Ministero della Salute. Le sentenze pronunciate dai Giudici della Cassazione Penale, infatti, confermano che il concorso nella diffusione di una malattia animale è una fattispecie criminosa perché mette in serio pericolo l’economia rurale e il patrimonio zootecnico della Nazione.

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